Le nuove sfide dell’Adozione internazionale

"Milioni di bambini in stato di abbandono o istituzionalizzati per anni. Bambini che muoiono negli istituti per assenza di cure. Non possiamo chiudere gli occhi".  Così  la vicepresidente della Commissione per [...]

“Milioni di bambini in stato di abbandono o istituzionalizzati per anni. Bambini che muoiono negli istituti per assenza di cure. Non possiamo chiudere gli occhi”.  Così  la vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali (CAI), Laura Laera, aprendo  i lavori del convegno, svoltosi a  Firenze il 19 ottobre 2018, organizzato dalla CAI in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, dal titolo “L’accoglienza di bambini in stato di abbandono nel mondo: strumenti giuridici a confronto”.

«L’adozione internazionale rimane la forma principe per accogliere i bambini in stato di abbandono,  – ha continuato  la dott.ssa Laera – ma è importante approfondire la possibilità di utilizzare altri strumenti. È il caso ad esempio dei soggiorni terapeutici con cui sono stati accolti bambini dalla Bielorussia; dobbiamo capire se l’iniziativa può essere utilizzata anche per altri Paesi».

Il convegno, a cui anche AFN ha partecipato, ha voluto essere un momento di riflessione e di confronto con gli operatori dei Servizi, dei Tribunali per i Minorenni, degli Enti Autorizzati, esperti del settore, referenti di Autorità Centrali per le adozioni internazionali di Paesi di origine e di Paesi di accoglienza, sugli strumenti giuridici esistenti e sulla individuazione di nuovi strumenti di accoglienza.

Nel saluto iniziale, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ha ribadito che l’ adozione è «una risorsa enorme per i bambini, ma anche per le famiglie e per l’intera società», che attraverso di essa si apre all’altro, si innalza e cresce. «Le famiglie italiane si sono dimostrate aperte e accoglienti, ma  – ha aggiunto – c’è necessità di un post adozione strutturato, che accompagni e sostenga bambini e famiglie».

Durante il convegno sono stati presentati i dati del primo semestre 2018 che  con 501 coppie addottanti e 603 minori adottati fanno pensare ad una prima stabilizzazione dopo anni di ininterrotto calo, tanto che la CAI parla di “attenuazione della caduta delle adozioni, se non proprio della sua fine”.

Rispetto alle collaborazioni con i Paesi di provenienza, la CAI a breve siglerà un’intesa bilaterale con la Slovacchia e con il Benin (le cui adozioni sono già partite) e darà attuazione agli accordi bilaterali rimasti inattivi. Entro la fine 2018 o al massimo i primi mesi del 2019, arriveranno anche l’accordo bilaterale con la Cambogia e la riapertura delle adozioni da quel Paese.

Pietro Ardizzi, per gli Enti del Coordinamento “Oltre l’Adozione”   nel suo discorso evidenziando il nuovo scenario dell’adozione internazionale e le sue sfide oggi, ha affermato che  esse “si possono affrontare a condizione che il “sistema-Italia” sia pienamente funzionante […] e ciò esige la massima collaborazione e sinergia fra i soggetti istituzionali designati, ciascuno con il proprio ruolo e funzione che la legge gli assegna”. 

Le famiglie Italiane sono particolarmente generose nell’accoglienza anche dei bambini con special needs che costituiscono il  66% dei minori adottati in Italia. Questo “è  un grande valore, secondo  Monya Ferritti,  presidente del Coordinamento CARE. – “Una generosità consapevole che si radica nel lavoro fatto dall’associazionismo familiare, dagli enti autorizzati e dai servizi territoriali”. Si tratta ora di continuare ad investire in questo senso, a cominciare dalla scuola e dalla salute:  sebbene tanto sia stato fatto, tanto è ancora da fare e da consolidare.

Giovanna Pieroni

 

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