“Buongiorno, zia! Come stai?” Storia di accoglienza

Abbiamo accolto Rubel per una settimana. Rubel è del Bangladesh, ha 18 anni ed è ospite in uno dei centri di accoglienza di Catania. E’ venuto per una prova lavoro [...]

Abbiamo accolto Rubel per una settimana. Rubel è del Bangladesh, ha 18 anni ed è ospite in uno dei centri di accoglienza di Catania. E’ venuto per una prova lavoro ed ha vissuto nella nostra famiglia con spontaneità e semplicità. Inizialmente aderire al Progetto di “Fare sistema oltre l’accoglienza” per l’inserimento sociale e lavorativo di Minori Stranieri non Accompagnati (MSNA) ha comportato  in noi un certo “travaglio” interiore. Questo perché  non è facile uscire dall’influenza che hanno su di noi i mass media e togliersi la corazza protettiva del proprio “io” che ci fa provare tanti timori e vedere maggiormente i lati negativi nell’accogliere un “estraneo”. Alla fine invece è stata un’esperienza arricchente e più semplice di quanto si potesse prevedere.

Ho cercato personalmente di dedicarmi interamente a Rubel con la collaborazione dei miei familiari affinché con l’aiuto di tutti, lui si potesse sentire a suo agio nella nostra famiglia, tenendo conto che per lui era la prima esperienza di questo genere. Si è ben integrato subito ed i ragazzi  lo hanno accolto bene e con disinvoltura.

Non racconto la storia specifica perché il suo viaggio, come quello di tanti ragazzi migranti, è stato difficile e articolato. Rubel è partito dal suo Paese per trovare lavoro e mantenere la sua famiglia in Bangladesh essendo il primogenito e suo padre senza lavoro.

Ho capito quanto sia un bene per i ragazzi della sua età fare l’esperienza di essere accolti in una famiglia perché hanno bisogno di orientamento e di un punto fermo. L’essere stati in balia di tutto e di tutti, senza certezze e chissà con che peripezie per arrivare in un Paese per poi ripartire e raggiungerne un altro, li mette, secondo me, in una condizione di continua corsa e incertezza, mentre alla fine sono, come tutti noi, bisognosi di un po’ di pace e tranquillità, anzi forse di più. Nonostante ciò, capisco anche che sia difficile per loro mettere radici da qualche parte. A quest’età inoltre non hanno le idee chiare su quello che vogliono fare e tendono a cercare sempre qualcosa di meglio che solitamente è fuori da “un recinto”.

Insomma è stata un’esperienza impegnativa per certi versi perché io personalmente ho cercato di essere totalmente disponibile per lui. Sicuramente non avrei potuto  avere la stessa misura per un’esperienza più lunga perché i nostri ritmi familiari e di lavoro sono molto complicati, ma ho fatto volentieri un’eccezione. Sono stata pure molto felice di come si sono comportati i miei figli, che hanno accolto  Rubel esattamente come uno di loro. Non ci siamo accorti di avere un ospite, ma veramente solo un figlio e fratello. Era tutto molto normale e Rubel volentieri stava con Marialuce, Francesco e Michele. E’ stato bravissimo ad adeguarsi ai nostri ritmi. Ad esempio, in casa nostra c’è solo un bagno e per fare la doccia bisogna aspettare e darsi la precedenza a seconda degli impegni di uno o dell’altro. E’ un semplice esempio, ma che rende l’idea.  Siamo stati felici di avere questa opportunità di vivere “fuori” di noi, e di aver partecipato concretamente al progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”.

Speriamo che Rubel sia stato bene!  Finisco col dirvi, così sorridete un po’, che prima di partire mi ha proposto di “lavorare insieme con lui così ci avrebbe aiutato a guadagnare molto”. Probabilmente ci ha visto che non navighiamo troppo nell’oro e quindi si è sentito di dover lui aiutare noi. Interessante eh!!! Ci siamo salutati all’aeroporto entrambi commossi e da allora tutti i giorni Rubel mi manda un sms con “Buongiorno, zia, come stai?” ed invia messaggini anche ai miei figli con foto e saluti.

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