Children of Burundi

Il mio viaggio a Kinama La prima cosa che si percepisce, appena atterrati in Burundi, è una sensazione di smarrimento. Dovuta non solo al clima caldo e umido. Ci si [...]

Il mio viaggio a Kinama

La prima cosa che si percepisce, appena atterrati in Burundi, è una sensazione di smarrimento. Dovuta non solo al clima caldo e umido. Ci si sente persi a guardare oltre le scalette dell’aereo le immense distese di alberi di banano che si alternano ai platani per decine di chilometri. Li guardi allontanarsi alla vista fino a perdersi tra le montagne e la giungla tutta intorno. Poi gli occhi mettono a fuoco l’ambiente più prossimo e mentre passo dopo passo, si arriva al gate dell’aeroporto, si realizza di essere in una realtà assai diversa da quella a cui si è abituati. Il Burundi è un paese povero, il quinto al mondo. Quasi 9 milioni di abitanti sono stati testimoni e pagano ancora oggi le conseguenze di una lunga guerra che affonda le radici nello scontro etnico tra hutu e tutsi.

Le attività di agricoltura sono la principale fonte di sostentamento della popolazione, ma l’accesso all’acqua è un problema reale, così come l’assenza di prospettive lavorative e la povertà diffusa in tutti i centri abitati del paese. Fuori dagli agglomerati urbani principali si è catapultati in una realtà rurale, dove la popolazione vive a stretto contatto con la natura, sostentandosi con quello che riesce a coltivare ed allevare.

Nel quasi totale abbandono da parte del governo, circa l’80% dei burundesi vive con meno di 1 dollaro americano al giorno. La malnutrizione infantile è diffusa in tutto il paese, così come alcune delle più temibili malattie infettive. La malaria è endemica e anche la febbre gialla.

In questo contesto opera AFN onlus con un progetto di sostegno a distanza e cooperazione internazionale che ha lo scopo di alfabetizzare, sostenere e dare prospettive lavorative alla popolazione più giovane e più povera del paese.

Quando sono stato contattato da Marzia Rigliani direttrice di AFN onlus, per realizzare un documentario sui loro progetti di cooperazione in Burundi, il mio bagaglio di informazioni sul paese era limitato a quelle che si possono leggere sui libri. Il pensiero di poter toccare con mano le realtà di quella zona e documentarle mi ha spinto ad accettare immediatamente.

Sono arrivato alle porte di Bujumbura, la più popolosa città del Burundi, carico di dubbi ma anche di determinazione. Ho viaggiato con Barbara Pandolfi, la responsabile di AFN per i progetti di sostegno e cooperazione in Africa e con Carlos Costa, consulente esperto in cooperazione internazionale. Con loro giungo, dopo 14 ore di viaggio e uno scalo in notturna, a Kinama; un conglomerato urbano a nord dell’ex capitale Bujumbura, dove AFN onlus opera da 15 anni.

Viaggio a bordo di una jeep e nel tragitto dall’aeroporto al luogo dove alloggerò le informazioni e le sensazioni che devo elaborare sono tantissime. Il clima, i volti delle persone, gli orizzonti smisurati e l’impronta dell’uomo su una natura che non cede il passo.

La zona dove siamo arrivati è povera e la popolazione vive in un estremo stato di vulnerabilità. A Kinama non ci sono infrastrutture di base come ospedali e strade. Non c’è acqua potabile e la gente del posto vive di agricoltura e piccoli allevamenti.

Le famiglie del luogo non hanno mezzi per sostenere i loro figli e garantire loro cibo, vestiti e cure mediche. Ma soprattutto assicurare una istruzione che possa dare la possibilità a questi bambini di emanciparsi e costruirsi un futuro.

Sono proprio loro, i bambini, che mi colpiscono in maniera quasi totalizzante. Occhi e sorrisi mi si accalcano intorno. Piccole mani cercano di sfiorarmi, di prendere le mie e toccarmi la pelle per capirne la sostanza. La novità di una pelle così diversa dalla loro li spinge a scoprire, a sperimentare quello che per loro è il primo contatto con un “umuzungu” (un uomo bianco). E lo fanno senza timore, senza paura, con la forza dirompente e pura che solo un bambino è in grado di mettere in un gesto.

Voglio fotografare quegli sguardi che so già non riuscirò a dimenticare. Immortalare la loro felicità per poterla raccontare e descrivere, almeno in parte.

Insieme a questi bambini varco la soglia del centro “Chiara Luce”. Il centro sociale che AFN onlus ha creato in Burundi e che attraverso un articolato progetto di sostegno a distanza e cooperazione, fornisce materiali, uniformi, rafforzamento scolastico, igiene personale, cure mediche di base ed almeno un pasto caldo al giorno ai bambini della zona, che nella quasi totalità dei casi non avrebbero possibilità di avere.

Una strada di Kinama – Ph: Lorenzo Fiorillo

Il centro non è ancora del tutto costruito, perché nonostante tanto si sia fatto negli ultimi anni, molto altro ancora c’è da fare. Nonostante questo è pienamente operativo, svolge attività e tutti i giorni accoglie più di centosettanta bambini di diverse età.

AFN onlus a Kinama, lavora secondo una logica che ho ritenuto essere molto virtuosa: quella di collaborazione con enti e persone del luogo. Attraverso la collaborazione con CASOBU, una onlus locale, AFN si occupa di gestire le attività del centro “Chiara luce”. Ho potuto vedere in prima persona come grazie ad una gestione compartecipata ed attiva entrambe le associazioni riescano a fornire non solo assistenza, cibo i beni ed i materiali necessari allo sviluppo culturale della popolazione più giovane di Kinama, ma riescano con successo anche a gettare le basi per rendere questi bambini, emancipati e padroni delle loro vite.

Un’idea di cooperazione che abbatte e cancella il concetto di assistenzialismo e che da la possibilità alle popolazioni locali di autodeterminarsi e costruire, generando economia e cultura, il proprio futuro.

Lorenzo Fiorillo

 

 

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