Genitori e figli adolescenti adottivi

Tra le grandi sfide dell’adozione c’è la cura del prezioso tempo dell’adolescenza. Una fase complessa da attraversare per accompagnare un figlio all’età adulta che non riguarda solo il ragazzo o [...]

Tra le grandi sfide dell’adozione c’è la cura del prezioso tempo dell’adolescenza. Una fase complessa da attraversare per accompagnare un figlio all’età adulta che non riguarda solo il ragazzo o la ragazza, ma interroga il genitore in primis sul suo mestiere, ne comporta una ridefinizione. Il genitore in questa fase necessita di un ripensamento del suo ruolo e le “provocazioni” dell’adolescente sono la via maestra per accedervi.

Questo aspetto troppe volte trascurato assume un ruolo centrale nell’adolescenza di figli adottivi, soprattutto se provenienti da altri Paesi, dove ci si ritrova proprio malgrado ad essere non in tre (madre, padre, foglio/a) come si pensa, ma almeno in sette (madre e padre adottivi, madre e padre biologici, figlio/a, cultura di provenienza e cultura d’approdo).

Durante una formazione alle famiglie adottive, qualche anno fa una mamma disse con forza: “Sono stufa di sentir parlare di aspetti inconsci per i quali potrei non sentire figlio mio figlio”. È questa stessa forza dei primi anni della relazione adottiva che i genitori dovrebbero imprimersi nell’intimo e rievocarla nei momenti in cui la sfida evolutiva può minacciare il senso di sicurezza interno. La sfida è non trascurare un vissuto che accomuna tutti: la messa alla prova della genitorialità.

Il genitore e i figli adottivi adolescenti
Compito specifico dell’adolescenza è il capire chi si è attraverso una ridefinizione di senso e di significato a partire dalle proprie origini. Quale è il ruolo specifico, dunque, di un genitore in questa fase che è una grande risorsa ed un grande compito, mentre quasi sempre è vissuta come una grande difficoltà?

Il genitore è chiamato come sempre a sostenere il figlio in un nuovo ripensamento di sé, in una nuova rigenerazione di sé stesso. Questo rigenerare se stesso da parte del figlio può essere assimilata ad un vero e proprio parto di se stesso in cui non si nasce da soli ma si è accompagnati e ciò che viene alla luce è la scoperta della propria specifica identità. Il compito dei genitori in questa fase è ancora una volta di accompagnare. Si è accompagnatori un po’ speciali e privilegiati: mamme e padri che si occupano più di quanto si possano preoccupare, che sanno accogliere prima ancora di sentirsi minacciati nel ruolo o spaventati di una comprensione ancora incompleta e perciò indefinita. Ed in questa fase ci si scopre in nuovi modi di essere guide ed educatori.

Tra le tappe importanti del vivere bene la fase dell’adolescenza vi è proprio la possibilità di accompagnare sia metaforicamente che fisicamente i figli in questo viaggio alla scoperta di chi sono, della storia della loro famiglia di provenienza. L’andare insieme fisicamente nei luoghi di provenienza dei figli permette di sostenerli nella scoperta delle proprie origini. Il lavoro che il genitore è chiamato a fare per supportare il figlio che sta crescendo con una doppia identità è senza dubbio laborioso.

In un accompagnamento di questo tipo la coppia necessita di strumenti per essere e funzionare come coppia matura ed in interazione reciproca. La relazione e la comunicazione tra i partner deve essere paritaria, senza giochi di potere ,”Ho ragione io! Hai torto tu!”, né schieramenti o alleanze o divisione rigida di ruoli del tipo che uno è deputato a far rispettare le regole e l’altro cura solo gli aspetti ludici. La genitorialità è condivisa e i tentativi dei figli di cogliere il genitore in fallo, sono riconosciuti e discussi in coppia. Un aspetto molto importante da considerare ancora sono le proiezioni di sé sui figli. I vissuti, le paure, le rabbie, le delusioni, i sogni non realizzati sono e restano di ciascuno. I figli non hanno alcun compito in merito. Essi vanno accompagnati anche nella ricerca della propria direzione verso il futuro, in quello che possono fare oggi per realizzare ciò che vorranno essere domani. Vanno accolti nelle loro indecisioni e fragilità e sostenuti nei loro passi talvolta più sicuri e talvolta più incerti.

Genitori non si nasce, genitori si diventa. Non è uno slogan, è un dato di fatto. Perdere l’idea del figlio immaginato, accettare l’idea del figlio accolto così come è, riperdere l’idea del figlio conosciuto per aiutarlo a riscoprire sé stesso con nuovi occhi e nuovamente accettare ed accogliere ciò che sta divenendo. È un allenamento costante. E proprio come in tutti gli allenamenti ci sono percorsi attraverso i quali poter crescere insieme per trovarsi pronti agli esami che la vita offre.

Tra i vari enti autorizzati che si occupano di adozioni internazionali, c’è AFN Onlus (Associazione Azione per Famiglie Nuove) che ccompagna le famiglie anche dopo la conclusione dell’adozione ed attraverso il progetto “Famiglie di cuore” da la possibilità di svolgere in molte città d’Italia percorsi di sostegno alla genitorialità, gruppi di automutuoaiuto e colloqui psicologici. Informazioni su date e sedi si possono trovare sulla pagina Facebook di Afn Onlus.

di Antonella Ritacco

fonte: www.cittanuova.it

 

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