Il dono della felicità

Mariapaola viene da una famiglia di 5 persone  mentre Pierpasquale è il secondo di tre figli. Così entrambi hanno sempre desiderato una famiglia numerosa: “ho sempre goduto dei momenti vissuti [...]

Mariapaola viene da una famiglia di 5 persone  mentre Pierpasquale è il secondo di tre figli. Così entrambi hanno sempre desiderato una famiglia numerosa: “ho sempre goduto dei momenti vissuti tutti insieme, dei momenti di confusione, di allegria, di casa aperta ai figli e agli amici dei figli”, dice lui. Mariapaola fin da piccola ha sempre adorato i bimbi: “Mi sembrava di riuscire ad instaurare con loro un legame speciale”. Pensando al matrimonio ha sempre immaginato e sognato il momento in cui sarebbe diventata mamma: “ho sempre desiderato più figli perché da figlia sento che uno dei doni più grandi che ho ricevuto dai miei genitori sono i miei fratelli”.

Fin dai primi giorni del loro matrimonio per questo Mariapaola e Pierpasquale sono aperti ad una possibile gravidanza, ma col passare del tempo non  arriva. Arrivano invece i primi controlli per cercare di capire se ci fossero dei problemi e una data il 6 dicembre 2014. “Una data che non dimenticheremo più”,  quando viene comunicato l’esito di un esame che ci diceva con certezza che quella gravidanza tanto attesa non sarebbe mai arrivata.

“Quel 6 dicembre ero coinvolta nella presentazione di un libro di un collega psichiatra. Ricordo come se fosse ieri ogni passo di quel pomeriggio: il parrucchiere, il vestirsi con cura, poi da mamma e papà, le lacrime gli abbracci e poi tutti pronti per la presentazione. Infine il ritorno in auto con la mamma di Pierpasquale. Lei non trovava le parole,  si passava da “eh già” a “eh che dobbiamo fare”.

Non è facile accettare la notizia, ma la voglia di reagire è più forte: “non so come, ma a me sono uscite delle parole che da allora mi hanno sempre accompagnata. Dice Mariapaola. – Le ho detto che andava bene così, che avrei chiesto a Dio un solo miracolo, di sperimentare,  nonostante questa profonda ferita, il dono della felicità”.

Occorre passare certi momenti per capirne il buio, e “in quel periodo di sconforto e  grande sofferenza, abbiamo pianto insieme, ci siamo abbracciati; giorno dopo giorno abbiamo dato voce a tutto quello che sentivamo di aver perduto: l’idea di figli che somigliassero a noi, la possibilità di portarli in grembo, di vederli nascere, di tenerli, minuscoli tra le nostre braccia, di addormentarli cantando loro una ninna nanna”.

Allo stesso tempo una convinzione matura nella giovane coppia e cioè la consapevolezza che proprio da quel 6 dicembre il loro rapporto è divenuto  molto più forte e profondo.

“Difronte all’impossibilità di avere dei figli naturali ci siamo resi conto che il nostro desiderio di donare amore poteva realizzarsi in tanti modi diversi. Abbiamo deciso di frequentare come volontari la comunità Chiara Luce, una comunità che accoglie  minori e madri in difficoltà a Lecce. Lì abbiamo imparato che nessun figlio ci appartiene, che ogni bimbo ha una sua storia, dentro la quale noi possiamo solo entrare in punta di piedi e che il compito dei genitori è quello di abbracciare i  figli, accompagnarli  a diventare adulti”.

Quindi la coppia decide di presentare domanda di adozione rivolgendosi all’ente AFNonlus. Tante le pratiche e i colloqui sostenuti. Momenti di attesa che sembravano eterni, alternati a rapide accelerazioni. Condividendo la  vita con chi li ha guidati in questo cammino, “ogni volta abbiamo sentito che il nostro amore ne usciva rafforzato e che la strada che avevamo  intrapreso era quella giusta per noi”.

Lo scorso anno, il 21 dicembre 2017, alla coppia viene comunicato che in Colombia ci sono tre sorelline Diana Maria, Maria Paola e Viani Maritza in attesa di una famiglia. “Quella famiglia potevamo essere noi!”.

Così all’inizio di giugno Mariapaola e Pierpasquale partono per la Colombia. Da allora la famiglia si è allargata e “dal 12 giugno viviamo  insieme alle nostre bimbe”. I primi tempi con loro sono come un maremoto. “Ovviamente avevamo tutto da imparare…. imparare i loro gusti, imparare come farle addormentare, imparare come aiutarle a lavarsi e vestirsi”.

Dal canto loro le bimbe hanno avuto bisogno di adattarsi alla nuova cultura e  alla nuova famiglia. “Ci hanno messo alla prova in tante modalità diverse. Giorno dopo giorno con Pierpasquale abbiamo dovuto stabilire quali fossero le regole irrinunciabili e quali tutte le altre cose su cui chiudere momentaneamente gli occhi… cosa che a volte mi è costata e mi costa tantissima fatica!”

I primi tempi le bambine richiedono molte attenzioni, “non ci mollavano un minuto… ci sembrava di non avere più nessun tempo e spazio per noi, – dice Mariapaola -. Non vi nascondo che qualche sera dopo essere riusciti ad addormentarle, ho pianto pensando che non sarei mai più riuscita a conciliare questa nuova vita con quella di prima”.

Allo stesso tempo giorno dopo giorno le cose cominciano a cambiare: i  lividi che avevamo procurati da calci e pugni di protesta diminuiscono fino a scomparire, i pianti da irrefrenabili diventano gestibili, il rapporto personale con ciascuna  piano piano comincia a  crescere. “Sentiamo che stiamo imparando ad ascoltare i loro bisogni più nel profondo, grazie anche all’amore concreto e competente di molti attorno a noi, così anche alcune delle difficoltà che ci erano state presentate prima di conoscerle sembrano piano piano ridimensionarsi.

La strada da percorrere è lunga, conclude Mariapaola, ma sentiamo di avere ancora  molto da imparare per essere genitori; con la grazia di Dio e stretti stretti l’uno all’altra sentiamo che ci aspetta un’avventura stupenda!

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