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Un “ponte” tra Messina e il Myanmar

21/03/2016

Il sostegno a distanza, un'occasione  di crescita per tutti i soggetti coinvolti

Non è sempre facile vivere la solidarietà, ma considerare le condizioni di chi sta peggio, può far ridimensionare i bisogni e far scoprire uno stile di vita più sobrio e forse anche più libero. Una famiglia di sostenitori di Messina ci scrive comunicandoci come l'esperienza del sostegno a distanza che ha cominciato alcuni anni fa sia per loro di arricchimento e li faccia sentire aperti al mondo intero. Il bambino che sostenevano è cresciuto e grazie all'aiuto ricevuto attraverso il programma è riuscito a trovare lavoro. Tuttavia tanti altri bambini vivono in condizioni di necessità e la famiglia siciliana, nonostante le difficoltà economiche che non mancano, non si tira indietro e conferma ancora il proprio impegno per la solidarietà: «Con quattro figli non è facile far quadrare il bilancio familiare, anche perché le nostre entrate provengono da un solo stipendio e, tra l'altro,  solo ora ci hanno versato quello di Gennaio. Nonostante le incertezze, io e mia moglie crediamo in questo progetto e siamo molto contenti di aiutare concretamente chi sta peggio di noi, in questo caso il piccolo Vincenzio del Myanmar. Per cui continuiamo insieme in  questa avventura della fraternità, che ci fa sentire parte dell'unica famiglia dell'umanità».

Il progetto del Myanmar si estende in un territorio che per condizioni ambientali e  vicende storiche non ha avuto adeguato sviluppo. Molte famiglie e bambini sono vittime di  denutrizione e malattie, quali malaria, tubercolosi e AIDS. Il progetto, grazie alla generosità dei sostenitori di AFNonlus, punta a infondere rinnovata speranza nel cuore della gente, offrendo  alle nuove generazioni un futuro diverso e contribuire alla promozione umana di questa popolazione.

Le visite da parte dello staff locale del sostegno a distanza alle famiglie dei bambini sostenuti, sono occasione per portare l'amore concreto e capire meglio le difficoltà che affrontano.  Durante l'ultimo viaggio a Taungoo, una delle regioni dove si è avviato il progetto, «ci siamo resi conto quanti ragazzi sostenuti a distanza ora "camminano con le proprie gambe". ‒ Scrive la referente Vivienne Arpon ‒   Marta era stata abbandonata dal marito quando i suoi figli, Justin e Joseph, erano piccoli. Solo attraverso il progetto ha trovato la forza di portare avanti la famiglia. Finita la scuola, Justin ha vinto il concorso per una borsa di studio in arte culinaria presso un istituto di Yangon, mentre Joseph è impiegato in una fabbrica di tessuti». La famiglia di Anna e Philip viveva in una baraccopoli in pessime condizioni igieniche. Il sostegno a distanza ha permesso loro di abitare in una casa decente e costruirsi una vita dignitosa. Anche se Philip studia ancora, i suoi genitori hanno disposto generosamente di destinare l'aiuto a chi sta peggio di loro. «Quello che ci dà gioia ‒ conclude Vivienne ‒è costatare che il miglioramento materiale delle condizioni di queste famiglie è accompagnato da una crescita umana e spirituale».        

Dal 2006 il progetto si è ampliato, in risposta alla richieste di aiuto del nostro coordinatore birmano Eric. Grazie anche all'intervento di altre ONG, è stato possibile costruire una nuova scuola a Yenanchaung, nella regione di Magway e trovare la collaborazione di insegnanti e personale qualificato. I bambini frequentanti sono orfani a causa dell'HIV/AIDS oppure abbandonati. Oggi diversi di questi ragazzi hanno potuto trovare un buon lavoro, tanto che oltre a raggiungere l'autonomia, riescono anche ad aiutare le proprie  famiglie. «Siamo fiduciosi  - scrive Vivienne  - che il futuro di questi bambini sia assicurato, non solo perché possono studiare, ma perché hanno sentito l'amore da parte vostra che gli ha dato sicurezza. Per tutto questo grazie infinite dei vostri sacrifici».

Per approfondimenti:

I Focolari sono dal 1966 in diversi Paesi asiatici: questi primi 50 anni di storia sono ricordati da eventi di carattere culturale e interreligioso.