Rogliano, una casa famiglia per minori stranieri non accompagnati

Tutto è nato da un gruppo di famiglie di Cosenza e paesi limitrofi. “Impegnarci a vivere con radicalità il vangelo per la realizzazione dell'unità tra le persone, per noi ha [...]

Tutto è nato da un gruppo di famiglie di Cosenza e paesi limitrofi. “Impegnarci a vivere con radicalità il vangelo per la realizzazione dell’unità tra le persone, per noi ha voluto dire iniziare a praticarlo innanzitutto nelle nostre dinamiche familiari”, spiega Sara Giulia Aiello. Grazie a relazioni costruttive e al coinvolgimento nelle realtà associative civili ed ecclesiali del territorio,  si è  cercato di dare una risposta concreta alle tante esigenze sociali ed è maturata l’idea della costituzione di una Cooperativa: “Missione Famiglia (Mi.Fa.) Societa’ Cooperativa Sociale – Onlus”.

“Abbiamo voluto impegnarci per la promozione di una cultura della famiglia e di adeguate politiche familiari, ispirandoci ai principi esposti dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica ed in particolare aderendo allo spirito enunciato dall’Economia di Comunione“, continua Sara Giulia, spiegando anche come dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Fo.Co. Onlus, AFNonlus, Amu Onlus e la cooperativa locale Mi.Fa., sia stato possibile aprire una Casa Famiglia che ospita Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA).

La “Casa di Ismaele”,  entrata nel circuito Sprar, ospita una decina di  ragazzi, adolescenti e neo maggiorenni di diverse nazionalità, tra le fasce più vulnerabili di chi arriva in Italia con la speranza di un futuro migliore. “Vogliamo offrire loro un’accoglienza che, riconoscendo la centralità della persona umana e della sua dignità, garantisca la reale applicazione dei suoi diritti. Nonché l’attivazione di percorsi di tutela umanitaria, con l’obiettivo dell’autonomia economica e sociale dei giovani immigrati. Questo anche grazie alla coesione e cooperazione con i principali attori sociali del territorio: famiglie, aziende, associazioni e istituzioni.”

La maggior parte dei ragazzi ospitati proviene da paesi francofoni, solo Omar proviene dalla Somalia e parla inglese. Grazie all’aiuto dei mediatori linguistici-culturali, entrambi provenienti dall’Africa,  “siamo riusciti a creare un clima di accoglienza e d’incontro. Cerchiamo  di valorizzare e rispettare la diversità delle loro culture e, soprattutto, facendogli capire di essere benvenuti, di non sentirsi estranei, ma considerandoli un dono alle nostre vite. Questo non è facile: è il risultato di una reciproca conoscenza.”

Varie le attività che si svolgono, ad esempio  è stato organizzato un corso d’italiano per aumentare la loro capacità comunicativa. Da settembre si è facilitato il loro inserimento in un percorso FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione), finanziato dalla Regione Calabria per l’alfabettizzazione alla lingua italiana e il conseguimento del diploma di scuola secondaria di 1° grado. “Man mano che è migliorata la comunicazione, verbale e non verbale”, continua Carlo Macrì,  il rapporto è cresciuto e le difficoltà si sono attenuate. Nell’immediato, l’aspettativa è di riuscire a  favorire processi virtuosi di integrazione fra gli abitanti del paese di Rogliano”.  Questa cittadina, in provincia di Cosenza,  ospita poche migliaia di abitanti. Qui i ragazzi stanno stanno iniziando a familiarizzare con il posto, tra tornei di calcetto o pallavolo e l’inizio dei corsi scolastici ed hanno già conosciuto diverse famiglie della zona.  “In questo modo ci sentiamo  anche di poter valorizzare la multiculturalità delle comunità locali. Sul piano del rapporto umano, cristiano, l’aspettativa è che ogni giovane, una volta superata l’ iniziale situazione di sofferenza, possa maturare personalmente, integrarsi, mantenendo l’equilibrio con le sue origini, la propria terra, la propria storia familiare, affettiva, sociale e culturale”, dice Carlo. “Ci auguriamo che ogni ragazzo, pienamente integrato, diventi artefice di una fraternità fondata sull’amore reciproco”.

Nel mese di aprile, a Rogliano è stato presentato  anche Il diritto d’Asilo – Report 2018” della Fondazione Migrantes, durante l’evento a cui ha partecipato anche il vescovo Mons. Francesco Nole’, si sono alternate le testimonianze di operatori e dei ragazzi. Alcuni di loro, oltre al programma Sprar, sono attualmente inseriti nel progetto Fare sistema oltre l’accoglienza che si pone come obiettivo l’inclusione socio-lavorativa di Minori Stranieri Non Accompagnati, giovani e adulti, immigrati ed italiani, in condizioni di vulnerabilità. Questo programma  li supporta ulteriormente nel loro inserimento sociale e lavorativo attraverso una rete di famiglie e aziende a cui è possibile aderire e sostenere. (www.faresistemaoltrelaccoglienza.it).

Fare in modo che un ragazzo straniero sia supportato da una famiglia locale gli permette di praticare la lingua e di avere un punto di riferimento. Nello stesso tempo, la famiglia superando  stereotipi e  pregiudizi, ha un’opportunità di allargare le proprie vedute e vivere un’esperienza di crescita umanamente arricchente.  

 

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