100 anni di Chiara Lubich

22 gennaio 1920 - 22 gennaio 2020. "Essere famiglia" è l'eredità che ci lascia Chiara Lubich. Un impegno a vivere e diffondere i valori ad essa connaturati: accoglienza, rispetto dell'altro, [...]

22 gennaio 1920 – 22 gennaio 2020.

“Essere famiglia” è l’eredità che ci lascia Chiara Lubich. Un impegno a vivere e diffondere i valori ad essa connaturati: accoglienza, rispetto dell’altro, condivisione e sostegno. Concetti che animano le attività di AFN nel mondo e le iniziative realizzate a supporto delle persone vulnerabili, delle famiglie in difficoltà e dell’infanzia svantaggiata.

Oggi anniversario della nascita di Chiara Lubich e il 19 luglio 1967 è il giorno in cui ha pensato per la prima volta al movimento Famiglie Nuove. «Mi ricordo un fatto di cronaca, che non ho più dimenticato» –  racconta Chiara ad un gruppo di focolarini sposati riuniti a Rocca di Papa  un episodio che l’ha sconvolta: una mamma americana con dieci figli scopre di essere affetta da un cancro. Il marito paralizzato, l’angoscia di dover lasciare i suoi dieci bambini. A un certo punto, con una forza nuova, decide di cercare delle famiglie a cui affidarli. «Vi confido una cosa – continua Chiara nel suo discorso –: tante volte nella mia vita vedendo questi piccoli, negli orfanotrofi, soli, mi è venuto un desiderio forte di prendermene dieci, venti, trenta e far loro da mamma». È il desiderio a far sorgere il movimento di famiglie a cui lancia una consegna, con l’augurio che molti orfanotrofi siano svuotati: «Vi affido centinaia, vorrei dire migliaia, di orfani e speriamo che con l’andare degli anni e dei secoli, questo mio desiderio si realizzi».

«Chiara ci ha messo davanti un orizzonte vasto, affidandoci l’umanità come famiglie», spiegano Anna Maria e Danilo Zanzucchi, tra i primi sposati ad aderire alla spiritualità dell’unità. Tra le varie iniziative in cui il Movimento si è impegnato, con l’obiettivo di valorizzare la famiglia, anche quelle a favore dell’infanzia svantaggiata, realizzate tramite l’associazione AFNonlus.

«Quando Chiara ha parlato dei bambini abbandonati nel suo discorso programmatico, non era così presente in noi la percezione del fenomeno abbandono – spiega Anna Friso che ha visto nascere il progetto del sostegno a distanza, e che è stata responsabile con il marito Alberto di Famiglie Nuove dal 2008 al 2014,–. Semplicemente abbiamo capito che c’era un cuore che batteva per questi bambini senza famiglia e che le Famiglie Nuove avrebbero potuto farsi carico di loro proprio perché famiglia». Si sono avviate tante adozioni da parte di coppie che non avevano figli, ma anche da parte di quelle che li avevano. In seguito, scoppiata la guerra in Libano, è dilagata l’emergenza di un numero crescente di bambini in stato di necessità. «Si pensava che la collaborazione potesse consistere nel dare loro una famiglia, invece dal posto ci raccomandavano che i bambini non lasciassero il Paese, dove avrebbero potuto crescerli un nonno, una zia, qualcuno della famiglia allargata per cui c’era bisogno urgente di risorse economiche». Nasce un’azione di aiuto, che qualcuno poi ha chiamato ‘adozione a distanza’, una pratica non ancora diffusa: «Non avremmo potuto immaginare dove ci avrebbe portato questa azione. Quando ti apri alla solidarietà, è lei a prenderti per mano». Questa esperienza suscita un forte entusiasmo e si diffonde nel tempo anche in Brasile, quindi in Asia, nelle Filippine, e successivamente in Africa.

La nascita di AFNonlus nel ’98 rende possibile strutturare e rendere più continuative le attività, potenziando programmi di sostegno a distanza e progetti di cooperazione allo sviluppo. Oggi, a sostegno dell’infanzia svantaggiata, in 49 paesi del mondo sono quasi 100 i progetti che rivolgono un’attenzione particolare al minore e alla sua famiglia, per metterla in condizione di svolgere la sua funzione educativa.

«Il più importante lavoro è stato quello svolto dagli operatori sul posto» – continua Anna Friso –. Il sostegno economico viene trasformato in programmi di istruzione, alimentazione, vestiario, cure mediche, ed educazione. «Si cerca di far percepire che ciò arriva da una solidarietà mondiale mossa da un principio di fraternità, stando con le persone della comunità, rassicurandole che il percorso che viene proposto è efficace». Contemporaneamente si sottolinea ai sostenitori la necessità di un‘educazione al dono: nel senso che nel donare occorre mettersi in atteggiamento di reciproca scoperta.

All’indomani della fondazione di Famiglie Nuove, Igino Giordani giornalista, politico e focolarino sposato, che ha contribuito in maniera decisiva alla sua nascita, scrive a Chiara: «Tu affidi alla famiglia una missione esplosiva, una riforma che le famiglie possono avviare per il mondo». La famiglia, origine del buono che c’è nella società, doveva infatti essere la base da cui avviare il rinnovamento, il modo per uscire dalle tragedie e dalle sofferenze dell’umanità.

 

 

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