25 anni di Iqbal

25 anni fa, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, Iqbal Masih veniva assassinato mentre camminava in una delle strade polverose di Muritke a 30 km da Lahore. Aveva quasi [...]

25 anni fa, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, Iqbal Masih veniva assassinato mentre camminava in una delle strade polverose di Muritke a 30 km da Lahore. Aveva quasi 14 anni e, agli occhi dei suoi aguzzini, una colpa infamante: quella di ribellarsi e denunciare la propria condizione di schiavitù, insieme a quella di tanti bambini, venduti a poco prezzo per saldare debiti di famiglie estremamente povere. Iqbal ha vissuto la sua tenera età incatenato al telaio per produrre tappeti,  costretto a lavorare 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Ma Iqbal non si è rassegnato, incoraggiando i suoi amici a fare altrettanto.  Subisce percosse e violenze, e grazie al suo coraggio, riesce a ottenere la libertà e  dei provvedimenti politici per limitare le pesanti condizioni di lavoro schiavistico dei bambini, sensibilizzando l’opinione pubblica.

Quando nel dicembre 1994 gli viene  conferito il Reebok Human Rights Award presso la Northeasthern  University in Boston, con i 15 mila dollari del Premio, Iqbal voleva costruire una scuola perché i bambini schiavi potessero ricominciare a studiare. “Nessun bambino, diceva, dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro, mai un’arma di offesa. Gli unici strumenti che un bambino dovrebbe tenere in mano per lavoro sono penna e matita”.

Iqbal,  simbolo della lotta contro la schiavitù minorile, sottolinea con il dono della sua vita che per sconfiggere  questa piaga è fondamentale garantire a ogni bambino il diritto all’istruzione. Ma anche  testimonia che i bambini non sono creature inconsapevoli ma protagonisti pensanti, capaci di contribuire attivamente nella costruzioe un mondo migliore.

Iqbal se fosse ancora vivo,  oggi ci direbbe di non essere indifferenti a questa piaga che  attanaglia ancora tanti, troppi, ragazzini. Second l’Unicef, sono 150 milioni i minori tra i 5 e i 14 anni vittime di sfruttamento lavorativo di cui oltre la metà impiegati in attività  pericolose o nocive, se non a fini sessuali. Gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile delle Nazioni Uniti, che hanno indicato il 2025 come terminus ante quem per sradicare ogni forma di lavoro minorile, evidenziano che tale importante traguardo è imprescindibile per realizzare un mondo non solo più umano ma  che possa guardare al domani. “Non si può pensare di progettare un futuro migliore, né auspicare di costruire società più inclusive, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli, come i bambini”. Aveva detto Papa Francesco nel 2018 al Corpo Diplomatico. “Eliminare le cause strutturali di tale piaga dovrebbe essere – concludeva il Pontefice – una priorità di governi e organizzazioni internazionali, chiamati ad intensificare gli sforzi per adottare strategie integrate e politiche coordinate finalizzate a far cessare il lavoro minorile in tutte le sue forme”.
I 25 anni dal sacrificio di Iqbal, sia in questo senso, un segnale di forza.

Giovanna Pieroni

foto: riforma.it

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