Accogliere senza se e senza ma

"La mattina di Pasqua, trascorsa come tutti voi in famiglia e nella gioia, è proseguita nel pomeriggio con la visita di Maria, madre di Emanuele, il piccolo che abbiamo accolto, [...]

“La mattina di Pasqua, trascorsa come tutti voi in famiglia e nella gioia, è proseguita nel pomeriggio con la visita di Maria, madre di Emanuele, il piccolo che abbiamo accolto, rimasta a casa fino alle 20:00, felice di stare con suo figlio, tra regalini e uova di Pasqua.

Maria ha un fragile equilibrio psichico. Pertanto non è ‘semplice’ comunicare con lei. Ma ogni volta che viene a casa, tipo ogni due-tre mesi, tutta la famiglia la accoglie come figlia e come sorella. Le abbiamo messo a tavola le cose buone che avevamo preparato per farla sentire a casa. Le abbiamo fatto compagnia. Lei attenta a rispettare i protocolli di sicurezza. Ci ha dato lezioni di civiltà.

Nell’ ultimo periodo ho avvertito che Emanuele crescendo sta maturando, in verità molto serenamente, una nuova coscienza di questa situazione. Il primo giorno che è venuto a casa, 5 anni fa, fu lui a dirmi: “No, tu non sei zia “- come io mi ero presentata a lui – “tu sei mamma” e fu testardo in questo.  Dai due ai sei anni non chiedeva mai della mamma tranne qualche volta. Ora, invece, da un po’ di tempo, quando la si nomina in qualche modo, lui si gira verso di me e dice: “Mamma, io ti voglio un gran bene, ma sai prima prima prima, … viene Mamma Maria, che è la mia madre vera”. Confesso che ogni volta, dopo un iniziale senso di gelo che mi attraversa tutta perché siamo umani, sento una gioia profonda nel cuore perché ho la conferma di quello che è sempre stato il mio compito ed il nostro compito: accompagnare questo bimbo, prenderci cura di lui e dare braccia e gambe e forza a quella mamma che non ” poteva ” crescerlo, ma che è la sua mamma.

 In maniera più profonda ho avvertito che quella maternità speciale mi chiamava ad un taglio, ad un distacco spirituale da questo bambino perché io potessi farne un dono, una offerta ancora più preziosa preparandolo alla vita e a sua madre. Mi veniva e mi viene in mente Maria che perde Gesù per donarlo al mondo pur amandolo da morire. Ieri pomeriggio mi confortava vedere come mano nella mano si avviavano nella piazzetta del paese. Lì, ho capito che era lui che cominciava a prendersi cura di lei e a mostrargli il mondo in cui viveva”.

Testimonianza raccolta da Paolo De Maina

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