Afghanistan. A che punto siamo.

I corridoi umanitari sono un dovere morale Mentre il Presidente del Consiglio Mario Draghi dichiara che si terrà un vertice straordinario del G20 il 12 Ottobre 2021, proprio per discutere [...]

I corridoi umanitari sono un dovere morale

Mentre il Presidente del Consiglio Mario Draghi dichiara che si terrà un vertice straordinario del G20 il 12 Ottobre 2021, proprio per discutere della situazione in Afghanistan; il paese, entrato in una nuova fase storica quando i talebani hanno rovesciato il governo civile e preso il controllo, oggi versa in condizioni sempre peggiori.

L’Afghanistan è un paese che ha sempre avuto bisogno di aiuti internazionali. Anche prima del colpo di Stato talebano dell’estate scorsa, circa 20 milioni di afghani dipendeva dagli interventi umanitari internazionali.

In 20 anni di guerra ed occupazione occidentale del paese sono stati spesi circa 2.300 miliardi di dollari dagli Usa, facendo risultare il conflitto uno dei più costosi della storia. In termini di vite umane è costato, in questi due decenni più di 241mila morti, ai quali vanno ad aggiungersi le centinaia di migliaia di morti per malattie, perdita di accesso a cibo, acqua, infrastrutture o altre conseguenze indirette della guerra.

Anche per l’Italia questi anni di occupazione in Afghanistan hanno avuto un costo non indifferente in termini di vite umane e denaro. Secondo l’osservatorio Milex sulle spese militari del nostro Paese, l’Italia avrebbe speso per questo conflitto circa 10 miliardi dollari, di cui 840 milioni per addestrare le forze armate afghane. Tre volte di più della spesa sostenuta dal Regno Unito.

Questi 20 anni di guerra si sono conclusi con il ritiro, di fatto incondizionato, di tutte le forze occidentali dal paese e con l’immediata presa di potere del regime talebano.

I talebani nelle ultime sei settimane, hanno iniziato ad instaurare un regime teocratico e a commettere diverse violazioni del diritto internazionale. Hanno imposto limitazioni gravi nei confronti delle donne, della società civile, delle minoranze etniche, religiose e delle libertà d’espressione. Mettendo a rischio e spesso violando, i diritti umani della popolazione afghana, con rappresaglie e repressioni delle manifestazioni di dissenso, naturalmente nate in seguito alla violenta presa di potere da parte del regime. Ad oggi la politica talebana sta minando la libertà personale dei cittadini e soprattutto delle cittadine che non sono riuscite a lasciare il paese.

Sono le donne a pagare il prezzo più alto di questa transizione forzata. Sono sistematicamente escluse dai loro posti di lavoro, è vietata loro qualsiasi tipo di attività sportiva e sono di fatto costrette ad una vita di rinunce. Le ragazze più giovani e ancora in età scolare, sono escluse dal sistema scolastico superiore e possono frequentare le scuole solo fino alla sesta classe. Alle più grandi è vietato l’accesso alle università.

A girl looks on among Afghan women lining up to receive relief assistance, during the holy month of Ramadan in Jalalabad, Afghanistan, June 11, 2017. REUTERS/Parwiz – RTS16JM5

Data la gravità della situazione che si è andata a creare nel paese è imperativo che la comunità internazionale attui una serie di azioni concrete per supportare ed aiutare la popolazione dell’Afghanistan.

A seguito del deterioramento delle condizioni di sicurezza dell’Afghanistan il governo italiano nei primi quattro giorni di crisi umanitaria, tramite le proprie forze armate, ha attivato un ponte aereo per cercare di mettere in sicurezza oltre ai cittadini italiani presenti sul territorio, anche parte della popolazione afghana che per diversi motivi ha collaborato con il nostro governo negli ultimi anni. Sono state portate in salvo circa 600 persone, ma è evidente che ci sia ancora molto da fare. A distanza di quasi due mesi, sono infatti ancora migliaia quelle in attesa di essere portate in salvo. Anche per questo motivo è necessaria e deve essere forte la richiesta di creare i corridoi umanitari necessari ad evacuare tutti quegli afghani che negli anni hanno collaborato con i governi occidentali. Ma anche tutte le persone che per diversi motivi rischiano di perdere la vita sotto l’egemonia del regime talebano. Prime su tutte le donne.

I corridoi umanitari permetteranno a queste persone, costrette a lasciare il proprio Paese di origine per fuggire dal regime, di giungere in Europa in sicurezza e legalmente. Ed eviteranno che i profughi e le profughe afghane finiscano per indebitarsi con la criminalità organizzata e intraprendere viaggi pericolosi e con tutta probabilità senza meta.

I corridoi umanitari, oltre ad essere un dovere politico, civico e morale, sono una soluzione concreta. Che però potrà essere ben sfruttata solo con il coinvolgimento politico e civile di tutta la comunità Europea.

Perché solo sfruttandone le potenzialità al massimo si potrà consentire alle donne, alle bambine, ai bambini ed agli uomini afghani di potersi salvare.

Lorenzo Fiorillo

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