C’è fame in Siria!

Intervista di Marjana Debevec (Radio Ognjišče) a Robert Chelhod, coordinatore progetto "Semi di Speranza" in Siria In dieci anni, la guerra civile in Siria ha causato più di 388.000 vittime [...]

Intervista di Marjana Debevec (Radio Ognjišče) a Robert Chelhod, coordinatore progetto “Semi di Speranza” in Siria

In dieci anni, la guerra civile in Siria ha causato più di 388.000 vittime e milioni di persone sono dovute fuggire dalle loro case. Tuttavia, secondo il coordinatore dei progetti umanitari dei Focolari ad Aleppo, Robert Chelhod, oggi c’è ancora più disperazione che durante la guerra.

Come vedi la Siria dopo dieci anni di guerra?

Cerco di rispondere con una immagine figurativa. Vedo la Siria come un ammalato grave in cure intensive, con una minima percentuale di guarigione, visto la mancanza di mezzi curativi di ogni genere. Questo “moribondo” è circondato dai familiari e amici, che pure con le loro buone intenzioni sono incapaci di rimetterlo in piedi. Queste persone sono scoraggiate, disperate e depresse. Si sentono sole al mondo, e quasi tutte vogliono abbandonarlo e lasciarlo morire solo, andando via.

Come si vive in Siria?

È vero che i conflitti armati sono finiti, o almeno nella parte governativa della Siria, cioè nel quasi 80% del territorio sotto controllo del Governo Siriano, ma ora più che mai si vivono le conseguenze di 10 anni di guerra. L’economia è per terra, la moneta locale ha subito maggiori svalutazioni, in pochi mesi il cambio del dollaro è passato da 2000 lire Siriane a quasi 5000. I prezzi degli alimentari sono raddoppiati e addirittura triplicati. Uno stipendio medio ora è di 20 dollari, un kg di carne costa 4 dollari, 1 kg di riso a mezzo dollaro, un uovo a 15 centesimi…dunque capite che una famiglia con bambini, in queste condizioni, può  mangiare solo per 3 o 4 giorni. Manca la corrente elettrica, manca il gasolio per il riscaldamento, perciò abbiamo sofferto tanto il freddo. In giro per le città si vedono file interminabili di macchine per il fornimento di benzina, il cui prezzo  è raddoppiato.  C’è fame in Siria! Si vedono spesso persone che cercano nei rifiuti  cose da mangiare. Si combatte la depressione con antidepressivi, ma nonostante ciò i casi di suicidio sono in aumento.

Qual è l’essenziale del problema? Dove vedi la soluzione?

È chiaro che l’essenziale del problema sono le sanzioni internazionali. È vero che qualche aiuto umanitario arriva tramite istituzioni internazionali, ma ciò non basta per sollevare un Paese dopo 10 anni di conflitto a rimetterlo in piedi. Gli aiuti umanitari sono pari all’intubazione che si amministra ad un ammalato in coma. La Siria ha bisogno di materie prime per la ricostruzione, per la fabbriche di medicine e altro, di investimenti per l’infrastruttura…è imposto un blocco totale sull’esportazione e l’importazione verso l’occidente. In Siria, come in questo periodo di primavera, si vedevano in giro migliaia e migliaia di turisti. Il turismo, per la grande ricchezza storica e archeologica della Siria, fu un tempo al terzo posto come reddito nazionale. Per le sanzioni, le ambasciate occidentali e perciò i rapporti diplomatici sono sospesi, come pure tutte le transazioni bancarie. Le ONG, cristiane o non, si trovano nell’impossibilità di trasferire fondi in Siria per finanziare progetti umanitari, lo stesso per i siriani che vivono all’estero non possono mandare neanche 1 euro per aiutare i loro genitori, parenti ed amici.  Un altro problema essenziale è il sequestro del petrolio siriano da parte degli Stati Uniti. I pozzi petroliferi sono in mano loro, e va venduto tramite kurdi o turchi, anche in Europa per un autofinanziamento o per finanziare gruppi estremisti di ogni credo. Il governo Siriano si vede costretto di comprare il suo stesso petrolio da chi occupa illecitamente il Paese. La soluzione è molto semplice: eliminare le sanzioni economiche, riprendere il dialogo politico internazionale con il governo in atto in Siria, restituire il petrolio rubato, riaprire le transazioni bancarie…

Che cosa vi aspettate dalla comunità internazionale?

Io direi una soluzione di base, cioè un cambiamento della politica internazionale in favore della pace piuttosto che dell’odio e della guerra. La comunità internazionale deve smettere di cercare i propri interessi geopolitici e economici. Questa non è politica, perché la vera politica è “servire i popoli” e non ammazzare popoli e distruggere interi paesi. La comunità internazionale deve fare pressione sui rispettivi governi e “politici” per abolire le sanzioni internazionali imposte ingiustamente sulla Siria. E quando dico Siria intendo l’intero territorio, qui non si tratta di una posizione politica ma piuttosto di un atto umanitario. Per una politica giusta, come ho detto, ci vuole coraggio per smascherare ipocrisie e falsità. In nome di una pseudo falsa “democrazia”, come lo vuole l’occidente, si osa ammazzare centinaia di migliaia di innocenti. Ed infine vogliamo un Siria libera da qualsiasi ingerenza o occupazione estera, ed un ritorno ad un dialogo equo con tutte le nazioni coinvolte nel conflitto attuale.

C’è ancora la speranza nella gente?

Ultimamente con una amica venuta a visitarci dall’Italia abbiamo incontrato alcuni vescovi della Chiesa Cattolica. I vescovi, da cristiani, ci ripetevano che cercano di vivere la Speranza essendo una virtù cristiana, assieme alle virtù della Fede e della Carità. La speranza (in francese espoir, o amal in arabo) nel termine umano della parola non c’è più, ce lo ripetevamo spesso tutti quelli che abbiamo incontrato girando le varie località della Siria. Tutti vogliono andar via, i giovani in modo particolare. “Stavamo meglio sotto le bombe”, “abbiamo sbagliato a non essere partiti prima”, sembra strano sentire questo. Durante i bombardamenti si sperava che un giorno tutto sarebbe finito, era questo l’orizzonte a cui si aspirava. Ora che le bombe non ci sono quasi più, l’orizzonte non si intravede più, il futuro è ignoto, la fine della sofferenza del popolo sembra insistente.   

Qual è il ruolo della Chiesa? Come vive la comunità cristiana?

In tutti questi anni di conflitto, il ruolo della Chiesa locale è stato di grande importanza. In Siria i cristiani appartengono ad una Chiesa composta di 6 comunità di rito cattolico, 3 comunità di rito ortodosso, e di altre comunità di rito evangelico o riformato. Da 1.800.000 cristiani, ora siamo appena 300.000. La Chiesa ha cercato di assistere e sostenere la vita dei cristiani, ma tanto anche dei mussulmani, per sopravvivere e poter affrontare la dura realtà di tutti i giorni. La Chiesa come pure i vari Movimenti ecclesiali e associazione hanno promosso vari progetti di assistenza e di sviluppo. La Chiesa ha aiutato tutti senza discriminazione e per questo ha dato una testimonianza credibile del dialogo interreligioso, il dialogo della vita, il dialogo dell’amore quotidiano. Tutto questo è stato reso possibile grazie al sostegno della Chiesa universale, delle ONG e della generosità di tanti benefattori di tutto il mondo. Siamo davvero riconoscenti e grati verso tutti. Però la Chiesa universale dovrebbe fare di più a livello politico, avere il coraggio di affrontare la verità, fare pressione per eliminare le sanzioni e soprattutto insistere maggiormente sull’importanza della presenza dei cristiani in Medio Oriente, ed in Siria in particolare. Secondo me ci vuole un lavoro congiunto tra Papa, i Patriarchi delle varie Chiese Ortodosse, i vescovi e capi delle Chiese in tutto il MedioOriente per lavorare per questo obbiettivo.

Come detto prima, la Siria si sta svuotando dei cristiani. Succede quello che è successo in Iraq e in altri posti. Purtroppo è un complotto iniziato da decenni. La comunità cristiana rimasta in Siria tenta di sopravvivere con estrema difficoltà come ho spiegato, vive di sola speranza cristiana cercando di credere che tutto questo dolore finirà un giorno. Ma non è facile.

Come siete collegati tra cristiani delle diverse denominazioni? C’è anche il dialogo con i musulmani?

L’unico lato positivo della guerra, se si può dire cosi, è che la gente ormai è più solidale. Centinaia di organismi e associazione cristiane in tutta la Siria hanno promosso migliaia di progetti sociali e di sviluppo. I cristiani sono collegati anche per via di questi progetti. Nelle grandi città, come  Damasco ed Aleppo, i vescovi si incontrano regolarmente per condividere insieme la vita e la sofferenza della Chiesa in Siria. Ad Aleppo, il clero si incontra mensilmente per un ritiro spirituale. Le attività parrocchiali e apostoliche non si sono mai fermate, tranne per durante gli intensi bombardamenti o ultimamente per via del Covid. 

Un giorno Mons. Armando Bortolaso, vescovo emerito latino della Siria, ora in cielo, mi disse: “Vedrai Robert, a causa della guerra nasceranno i veri cristiani della Siria”, penso che lui pensava a tutto l’amore che i cristiani avrebbero dovuto offrire a loro stessi e ai musulmani. È proprio questo che è successo: un dialogo di vita e di amore.

Come è cominciato il progetto “Semi di speranza”?

Il progetto “Seeds of Hope” è cominciato quasi all’inizio del conflitto. Abbiamo lanciato attraverso il Movimento dei Focolari in tutto il mondo un appello di emergenza per sostenere le famiglie in difficoltà. Occorreva sostenere urgentemente i vari bisogni di prima necessità, come l’alimentazione, le medicine, le spese di riscaldamento, le spese scolastiche…AMU, Azione per un Mondo Unito che è l’ONG del Movimento, ha assunto in seguito questo impegno e continua a farlo tuttora. Dall’emergenza poi siamo passati a veri progetti di sviluppo e di formazione umana, sostenuti da AMU e  da AFN (Azione Famiglie Nuove e da altre  ONG internazionali come MISSIO e KINDERMISSIONSWERK.

Che cosa porta avanti oggi?

L’ufficio e tutta la squadra di Semi di speranza (quasi 150 operatori), gestiscono e sostengono più di 12 progetti in tutta la Siria: Sostegno economico a 290 famiglie in tutta la Siria, 3 progetti di sostegno dopo scuola per 300 bambini ed adolescenti, 3 progetti di tipo sanitario, sostegno economico e psicologico agli ammalati di cancro, e di fisioterapia ai feriti di guerra e andicappati, 3 progetti di formazione professionale per operatori socio sanitari e idraulici, 2 progetti di sostegno e promozione femminile e infine sostegno ad un progetto di scuola per sordi.

Puoi raccontare qualche tua esperienza e esperienza delle persone in Siria?

Si potrebbe scrivere un libro fatto solo di esperienze. La mia esperienza personale è quella di sperimentare in ogni momento quasi che le parole di Gesù nel Vangelo sono vere. Non ho mai chiesto qualcosa a Lui che non è stato esaudito. “Chiedete e vi sarà dato, bussato e vi sarà aperto…” La provvidenza non è mai mancata. Dio non è magico, Lui mostra il Suo amore attraverso le persone che ci amano e che ci aiutano. L’ultima esperienza di 2 giorni fa. Sapevo di una signora che avrebbe avuto bisogno di un piccolo capitale per ampliare la sua attività professionale. Lei possiede un piccolo negozio di vestiario ma doveva comprare un po’ più di merce per il negozio. Aveva bisogno di un milione di lire siriane, l’equivalente di 200 euro. Mi trovavo da lei per puro caso per un caffè, accompagnato da questa mia amica italiana in visita da noi. La mia amica sapendo del bisogno della signora, le offre la somma. La signora l’aveva chiesto a Dio la mattina stessa, l’amica la stessa mattina si chiedeva a chi dare questa somma in più che aveva scoperto nascosta nella sua borsa.

Credete ancora che il Bene può vincere il Male?

Se non credessimo, non saremmo cristiani. La Speranza è una virtù cristiana ed è un dono di Dio assieme alla fede e all’amore. Queste tre virtù sono legate tra di loro ed ognuno alimenta e supporta l’altra. Il nostro programma si chiama appunto “Seeds of Hope”, semi di speranza. Abbiamo scelto questo nome perché vorremmo che con la nostra vita potessimo seminare i semi della speranza. Sono magari semi piccoli, ma di speranza, e crediamo che un giorno fioriranno e daranno frutti abbondanti che già in parte stiamo raccogliendo.

Come possiamo aiutarvi noi?

Pregare per la pace innanzitutto, poi far sentire la nostra voce. Purtroppo in occidente si parla solo di una piccola parte della Siria, quella del Nord e quella di Idlib. I media hanno dimenticato il resto dell’80 per cento della Siria attuale, come se questa parte non esistesse più. Occorre dire a tutti che qui si soffre tantissimo per tutte le ragioni che ho detto prima. Dovete fare pressione sui politici per abolire le sanzioni internazionali e chiudere le fabbriche di armi. Il mondo deve rendersi conto che in Siria la presenza dei cristiani è minacciata, che la loro presenza, come in tutto il Medio Oriente, è essenziale ed è la condizione per un dialogo pacifico tra tutte le componenti della società. L’Europa, confrontata al problema religioso, ha estremamente bisogno di tale testimonianza. In fine, visto l’ampiezza della distruzione del Paese a tutti i livelli, chiediamo sicuramente un continuo supporto alle nostre necessità e progetti, perché qui mancano le risorse.

Che cosa desideri per la Siria?

Il Popolo siriano è un popolo fiero, i siriani sono degni, non sono mendicanti in ricerca di qualche aiuto umanitario, loro vogliono una fine alla loro crisi. Dunque io come siriano, ma penso come tutti i siriani, voglio che la Siria ritorni come era prima del 2011: un Paese prospero, senza debito estero, modello di convivenza religiosa. Un Paese dove le strade millenari e cariche di storia e cultura come quelle di Damasco, Aleppo, Homs, Hama, Palmira, siano piene di turisti da tutto il mondo, un Paese dove il più semplice cittadino riesca a vivere degnamente, senza essere costretto a frugare nelle immondizie per mangiare. Voglio che le sanzioni internazionale siano abolite. Voglio rivedere la mia Siria ricostruita da chi ha provocato la sua distruzione.   

A cura di Marjana Debevec – foto e testo Radio Ognjišče

Il Progetto Semi di Speranza

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