Dalla Svizzera, collegamento in diretta con il progetto Sad in Libano

La coordinatrice della rete dei sostenitori SAD in Svizzera ci aggiorna di una ultima iniziativa: “Ho il compito di smistare le lettere che mi arrivano dai vari progetti indirizzate ai [...]

La coordinatrice della rete dei sostenitori SAD in Svizzera ci aggiorna di una ultima iniziativa: “Ho il compito di smistare le lettere che mi arrivano dai vari progetti indirizzate ai sostenitori, – mi racconta. – Ho pensato che la comunicazione  avrebbe potuto essere ancor più efficace e sentita attraverso un dialogo in diretta con le persone che ogni giorno si occupano di bambini e famiglie del progetto in Libano. Abbiamo organizzato così  un primo incontro on line dove ci siamo resi conto delle reali difficoltà che stanno vivendo le famiglie libanesi e che possiamo offrire loro un sostegno maggiore!” 

Nicole,  Maricris,  Josiane, Janine dal Libano raccontano del progetto, dell’istituto IRAP  – scuola di rieducazione  audio-fonetica per bambini sordi-  e del programma di Sostegno a Distanza di AFN, nato 45 anni fa!

Durante la guerra negli anni ’70,  molti bambini rimangono senza genitori. Bisognosi di tutto. Sono accolti da parenti che comunque  hanno difficoltà economiche importanti. Nasce così il “Sostegno a Distanza”. L’iniziativa si divulga velocemente. È una catena di solidarietà, di apertura, di sostegno di famiglie verso altre famiglie. Non è solo l’aspetto economico che arriva, ma la forza di una relazione di unità che fa sperimentare la bellezza della famiglia anche tra persone sconosciute.

La guerra continua, provocando orrori e divisioni. Ad Ain Biacout (regione a prevalenza cristiana), su 200 famiglie sciite che si erano trasferite lì dal nord del Libano per lavorare nelle cave, ne restano 40. Scoraggiate  e diffidenti. Janine e altre persone volontarie organizzano delle attività di animazione per i bambini. Esse sono occasione di far conoscenza con le famiglie del quartiere,  creare legami, rapporti di fiducia e amicizia tra cristiani e musulmani. Per rispondere  alle loro necessità, si avviano una serie di azioni  sociali  mirate alla promozione sociale della donna, alla formazione e educazione dei bambini.

Nel 1987  si inaugura  la Maison Notre Dame che vuole essere “una casa che accoglie tutti i bisogni del quartiere”, su un terreno messo a disposizione dalla Diocesi maronita di Beirut. Si  apre l’ asilo nido Petit Jardin per bambini di 3-4 anni, il Club dei giovani aperto nei fine settimana per il sostegno scolastico di giovani studenti, tenuto da universitari del quartiere e le colonie estive.

Nell’ ’89 nasce il Centro Medico sociale grazie al servizio offerto da medici volontari. Nel ‘92 è la volta di un Atelier di cucito e ricamo “Ayadina” dove  si svolgono anche corsi di formazione professionale per giovani donne. Attualmente dà lavoro a 8 persone in presenza e ad altre 40 da casa.

“L’attuale crisi è peggiore di quella vissuta durante la guerra”  – dicono dal Libano –  Anche con il Covid siamo riusciti però a non licenziare nessuno, nemmeno quelli del Petit Jardin, malgrado l’asilo nido non abbia funzionato quest’anno. Infatti, l’equipe impegnata della Maison Notre Dame si è “convertita”  in una cellula d’urgenza per portare aiuti concreti alle famiglie. Purtroppo, il costo della vita è aumentato di 10 volte. Facciamo conto della sempre puntuale provvidenza e del vostro sostegno.

L’impegno è su due fronti: c’è una necessità più impellente di dar da mangiare alla gente, cosa indispensabile in questi tempi … c’è molta gratitudine, commozione;  dall’altra si fa il possibile per trovare soluzioni affinché le persone diventino economicamente indipendenti”.

Si  è avviata un’attività  per esportare oggetti fatti a mano e laboratori di cucito ma, afferma Josiane, è necessario cambiare le macchine da cucire acquistate di seconda mano 30 anni fa. “Sembra una pazzia in questo momento, ma è importante sostenere queste persone e l’attività per far ripartire l’economia. Grazie alla vostra generosità e velocità, è già arrivata una prima somma per l’ acquisto dei macchinari più urgenti. L’amore che arriva e che ci sostiene, nonostante la lontananza, ha un valore enorme. E  la gente che viene sostenuta, a sua volta è di sostegno per tanti altri!”.

Giovanna Pieroni

LA SCHEDA PROGETTO

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