Giornata mondiale contro il lavoro minorile, il progetto Cochabamba

La ricorrenza vuole porre l’attenzione su un fenomeno diffuso a livello mondiale che compromette la sicurezza e l’istruzione dei bambini. Inoltre  è contemporaneamente causa e conseguenza insieme di povertà. La [...]

La ricorrenza vuole porre l’attenzione su un fenomeno diffuso a livello mondiale che compromette la sicurezza e l’istruzione dei bambini. Inoltre  è contemporaneamente causa e conseguenza insieme di povertà.

La giornata fu istituita nel 1995 dopo la morte di Iqbal, un bambino pakistano che iniziò a lavorare a sei anni: incatenato ad un telaio per fabbricare tappeti, lavorava per 12 ore al giorno, 7 giorni alla settimana per contribuire ai bisogni della famiglia. Morto a 12 anni è divenuto simbolo della lotta allo sfruttamento minorile.
Ancora oggi nel mondo sono 152 milioni i bambini costretti in impieghi in cui rischiano la vita,  sacrificano la propria infanzia, privati del diritto all’istruzione.
Oltre al settore tessile, l’impiego di manodopera minorile si riscontra nella produzione alimentare, nell’estrazione mineraria e nei lavori di strada. Tanti sono  i bambini che nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane cercano di sopravvivere, raccogliendo rifiuti da riciclare o vendendo cibo e bevande.

L’UNICEF distingue il ‘child labour’, sfruttamento economico in condizioni nocive per il benessere psico-fisico del bambino e il ‘children’s work’, una forma di attività economica più leggera  tale da non pregiudicare l’istruzione e la salute del minore. Entrambi  rientrano tra gli obiettivi dell’Agenda da raggiungere entro il 2030, ma la strada da percorrere per tale traguardo è ancora molto lunga. Volendo porre il focus altresì sulle buone pratiche al riguardo, segnaliamo il progetto Cochabamba in Bolivia della Fundaciòn UniSol (Unidad y Solidaridad),  nata nel 2006 da 17 soci fondatori appartenenti alla comunità dei Focolari in Bolivia, realizzato  in collaborazione  con AFN e altri partner.   

In questo Paese i  bambini vengono impiegati in svariate  forme di lavoro minorile, dal settore minerario a quello dello sfruttamento sessuale commerciale oppure in compiti pericolosi nell’ agricoltura. Recentemente è stata dichiarata incostituzionale una disposizione del 2014 che permetteva ai bambini dai 10 anni compiuti di lavorare, ma è tuttora  permesso il lavoro ai bambini dai 12 anni in poi. La povertà e il disagio familiare sono le cause più frequenti dello sfruttamento minorile.

“Qui in Bolivia la situazione dei bambini è molto difficile. Ce ne sono tanti che vivono per  strada, che lavorano perché la situazione della propria famiglia è difficile”. Spiega Ani Ceballos, referente per AFN del progetto Cochabamba.

I nostri due Centri svolgono un’azione preventiva accogliendo tanti i  bambini, specie quelli  che non hanno qualcuno che si occupi di loro o un posto dove rimanere.

Sono 2 i centri del progetto impegnati nella promozione dei diritti dell’infanzia:  Clara Luz e Rincon de Luz. Il primo si trova a La Guardia (Santa Cruz). Comprende un asilo nido e una  scuola materna per bambini dai 6 mesi ai 4 anni, ma lo frequentano anche  una ventina di ragazzini più grandi. In tutto sono 180 i minori ai quali si garantisce una sana alimentazione, attività formative e ricreative e ai più grandi il supporto scolastico. Il Centro è riconosciuto e stimato dall’autorità comunale Alcaldia per la competenza e la dedizione delle educatrici.
Rincon De Luz, che significa letteralmente ‘angolo di luce’,  si trova invece nella zona Sud della cittá di Cochabamba. Offre ai minori dai 4 ai 18 anni sostegno scolastico, una formazione integrale, sana alimentazione e numerose attività formative.

“Recentemente abbiamo accolto due fratellini recuperandoli dalla strada. Hanno 6 e 7 anni. Per quello che hanno visto e vissuto, sono violenti, dicono costantemente bugie, si scontrano di continuo, non riescono ad avere rapporti normali con gli insegnanti e i compagni”. Racconta Ani Ceballos. “Non avendo avuto un riferimento adulto, si comportano in maniera totalmente libera e non hanno coscienza di quello che fanno, può essere un furto o una azione violenta. Pian piano facendogli sentire il nostro affetto e contenimento, si sentono più tranquilli e hanno cominciato a farsi degli amici. Contemporanemaente accogliamo anche dei ragazzi più grandi che siamo riusciti a togliere dal mondo  della droga e dell’alcool”.
Sono 240 in tutto i bambini e ragazzi che frequentano i centri, sostenuti e accompagnati in un percorso che consente di progredire nello studio. Alcuni  hanno vinto dei concorsi di matematica e in gare sportive, vittorie che li hanno ulteriormente spronati a dare il meglio di sé”.

Tante le attività proposte che si possono scoprire nella pagina facebook Fundación Unisol e che permettono ai bambini di essere protagonisti della loro vita:  “Il nostro obiettivo è formare generazioni nuove, uomini nuovi che contribuiscano a costruire una società più equilibrata e più giusta, giacchè è nei bambini e nei giovani che si semina il bene di cui ha bisogno l’umanità”.

 

 

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