Il mondo che vive di disuguaglianza

Secondo i dati di Oxfam in Italia oltre il 30% degli occupati giovani guadagna meno di 800 euro lordi al mese e versa in condizione di povertà lavorativa. AFN da [...]

Secondo i dati di Oxfam in Italia oltre il 30% degli occupati giovani guadagna meno di 800 euro lordi al mese e versa in condizione di povertà lavorativa.

AFN da sempre opera a sostegno delle classi meno abbienti in Italia e nel mondo, agendo in contesti in cui, mediamente, più del 50% delle persone, vive con meno di 6 dollari al giorno. Ed intervenendo in paesi in cui, spesso interi nuclei familiari non hanno alcun sostentamento economico e dove sempre più di frequente, per chi ha la fortuna di svolgere un lavoro, restano forti le disparità nella distribuzione dei redditi.

Nonostante i dati confermino un progressivo impoverimento della popolazione mondiale, la ricchezza globale è in crescita, restando però concentrata solo nelle mani dell’1% più ricco. Aumenta quindi anche la disuguaglianza economica e sociale, sia in paesi del terzo mondo sia nei cosiddetti paesi occidentali.

Nel mondo poco più di 2000 persone detiene la ricchezza di quasi 5 miliardi di individui. Ossia del 60% della popolazione globale.

Questi dati evidenziano un fenomeno che, di fatto, rischia di mettere in pericolo i progressi nella lotta alla povertà, all’eliminazione delle disuguaglianze e che rende quasi inerme la mobilità sociale. Alimentando e generando rancore e senso di ingiustizia sociale. Lasciando terreno fertile a pericolose derive populiste e sovraniste in tutto il mondo. E in Italia non va molto meglio; nel 2019 il 10% più ricco possedeva 7 volte la ricchezza della metà più povera del paese.

Il  lavoro domestico sottopagato e quello di cura non rimunerato pesa, globalmente, soprattutto sulle spalle delle donne e non trova alcun riconoscimento sociale ed economico. Basti pensare che il patrimonio dei 22 esseri umani più benestanti del pianeta è superiore alla ricchezza di tutta la popolazione femminile dell’intero continente africano.

In Italia, nel 2018, l’11% delle donne non ha mai avuto un impiego per prendersi cura dei figli. E quasi 1 madre su 2 con figli fino a 15 anni, è stata costretta a cambiare i propri aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Una quota superiore di oltre 3 volte a quella degli uomini. Un dato che mette in luce la grande discriminazione e disparità di genere attuata nella società in cui viviamo.

In tutto il mondo il 42% delle donne non può svolgere un lavoro perché deve farsi carico della cura di familiari, mentre solo il 6% degli uomini si trova nella stessa situazione. Le donne svolgono più di tre quarti di tutto il lavoro di cura, trovandosi spesso nella condizione di dover rinunciare al proprio impiego nell’impossibilità di conciliarne i tempi.

In paesi come l’Italia un’altra categoria estremamente svantaggiata, oltre a quella delle donne, è quella dei giovani. Anche nel nostro paese come in molti paesi, dove culturalmente sopravvive una visione classista e castista della società, le condizioni socio-economiche vengono ereditate di generazione in generazione. Più di 1 figlio su 3, nato da genitori più poveri è destinato a rimanere tale. I giovani italiani che puntano ad ottenere un lavoro di qualità si scontrano inevitabilmente con un mercato iniquo e disuguale, caratterizzato da precarietà lavorativa e vulnerabilità occupazionale.

In questi contesti è fondamentale riuscire a gettare le basi per la creazione di una società volta alla solidarietà e alla gestione responsabile ed egualitaria della comunità in cui si promuova una cultura dell’accoglienza, dell’uguaglianza e dell’inclusività sociale ed economica.

Lorenzo Fiorillo

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