Il mondo di Kanmony

"Non è certo una vita facile quella che vive Kanmony e voi stessi che dedicate la vostra esistenza a chi ne ha bisogno in situazioni cosà difficili. " - Scrive [...]

“Non è certo una vita facile quella che vive Kanmony e voi stessi che dedicate la vostra esistenza a chi ne ha bisogno in situazioni cosà difficili. ” – Scrive Maria che con la sua famiglia della provincia di Caserta sostiene a distanza Kanmony e il progetto Udisha in India.

“Possiate sia lei che voi realizzare sempre i vostri sogni. – Continua. – Ammiro il vostro coraggio e la vostra dedizione e ogni qualvolta ricevo vostre notizie penso a quanto amore c’à ancora tra gli uomini. Il mio contributo è poca cosa in confronto al vostro impegno, ma mi sento orgogliosa di fare parte, come un granello di sabbia, del vostro grande progetto. Auguri per tutto, sarò sempre felice delle notizie che mi mandate: mi sembrerà di essere meno lontana. Comunicherò tutte le belle cose che fate a mia figlia: insieme le rileggeremo e conosceremo meglio il vostro mondo.”

Il mondo di Kanmony, a cui fa riferimento Maria nella sua lettera è quello di un quartiere di Mumbay, megalopoli indiana con più di 15 milioni di abitanti. Migliaia di braccianti e contadini abitano negli slums in condizioni al limite della sopravvivenza. Kanmony ha tredici anni. Il padre non lavora da alcuni mesi. Grazie al sostegno a distanza sta bene, frequenta la scuola pubblica I.B. Patel School, che come tutte le scuole indiane è cominciata nel mese di giugno insieme al periodo dei monsoni. Può usufruire di visite mediche presso il “Centro Udisha” e continua a fare la cura di integratori di ferro e vitamine, oltre a ricevere un pacco alimentare mensile. Grazie a tutto ciò ci sono stati grossi miglioramenti nella sua salute.

Udisha si rivolge a  ragazzi e famiglie in difficoltà di Goregaon, uno  degli slum di Mumbai. In urdu il termine significa: “Il raggio di sole che porta una nuova alba”. Le attività del progetto sono orientate alla formazione scolastica, alla nutrizione,  alle cure mediche dei bambini e delle loro famiglie con una  profonda attenzione  agli  aspetti dell’interculturalità e dell’aiuto reciproco  e alla formazione umana.

Il progetto si è avviato  nel 1997 da un gruppo di membri del Movimento dei Focolari come risposta alle esigenze di alcune famiglie povere che vivono nelle baraccopoli della città. Nel corso degli anni il progetto si è sviluppato con il contributo del “sostegno a distanza”. l primo obiettivo del progetto è quello di aiutare i bambini nella loro formazione dalla scuola primaria al conseguimento della laurea o diploma in un corso professionale. La maggior parte di questi bambini soffrono di malnutrizione e malattie derivanti da epatite, malaria, anemia, malattie della pelle. Inoltre, sono inclini a epidemie stagionali legate a piogge e inondazioni: tifo, febbri, etc. Per questo motivo, durante l’anno, il Progetto Udisha crea dei campi medici collettivi che coinvolgono i medici della zona.

Allo stesso tempo si sono compiuti gli sforzi necessari per migliorare la dieta quotidiana con supplementi di proteine e vitamine attraverso la distribuzione di cibo sano e adeguato. Il progetto ha inoltre avviato un programma di microcredito che coinvolge le mamme dei bambini. Insieme a Shanti Ashram, un movimento indù ispirato insegnamenti di Gandhi, Udisha conduce e sostiene varie attività come la Banca del salvadanaio, chiamata in inglese Piggy Bank, con il motto: “Più dai, più ricevi” promuovendo l’importanza del risparmio come un modo per soddisfare le esigenze dei poveri.■

Giovanna Pieroni

 

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