Karibu, benvenuti in Africa!

Visita al "Progetto Magnificat " di Mathare in Kenya Otto ore di aereo e finalmente l’arrivo a Nairobi. Dal finestrino si affaccia un’alba luminosa: è il saluto del continente africano [...]

Visita al “Progetto Magnificat ” di Mathare in Kenya

Otto ore di aereo e finalmente l’arrivo a Nairobi. Dal finestrino si affaccia un’alba luminosa: è il saluto del continente africano che accoglie per alcuni giorni Andrea Turatti e Barbara Pandolfi di AFNonlus.

L’ufficio del Sostegno a distanza si trova nella Mariapoli Piero, cittadella dei Focolari. Un piccolo ambiente funzionale dove lavora Anna Lucia Cardoso, la nostra referente locale, di origini brasiliane.

Attualmente sono oltre 200 i bambini accolti dal progetto Magnificat di Mathare e dalla scuola Seme di Kisumu. Si svolgono attività di prescolarizzazione per i bambini dai 3 ai 5 anni perchè “in Kenya quando entrano nella scuola elementare devono già saper leggere, scrivere e parlare inglese “. Spiega Millycent, direttrice dell’asilo dove lavorano anche due insegnanti e un cuoco.

“Terminata la scuola materna, si aiutano le famiglie a pagare le rette scolastiche per la scuola primaria, che sono piuttosto alte, ma comprendono un pasto caldo al giorno. Durante questo periodo si cerca di seguire i ragazzi, almeno fino ai 14/15 anni con una formazione ispirata ai valori etici e all’amore al prossimo. Un lavoro molto importante perchè l’ età è delicata e spesso molte “ragazze rimangono incinte e i ragazzi finiscono per strada a rubare”.

“La sfida è grande “, commenta Millycent, ma possibile: lei stessa è nata e vissuta nello slum e grazie al sostegno a distanza ha potuto emanciparsi, studiare e specializzarsi. Si vorrebbe sviluppare il progetto, poter acquistare un terreno per realizzare una struttura più adeguata, fare in modo che i bambini conclusa la scuola elementare possano continuare gli studi ed essere ancora seguiti, fino alla loro completa autonomia.

E’ molto importante rafforzare la formazione delle famiglie, che per migliorare le proprie condizioni economiche si sono organizzate in un gruppo di microcredito “save money “: ogni mese condividono una quota che viene sfruttata a rotazione da una famiglia avviando un’attività.

Barbara e Andrea trascorrono con i bambini di Magnificat una giornata di scuola, condividono i momenti della ginnastica all’aria aperta, del gioco, il saluto in classe e la conoscenza con ciascuno. Alla fine, il pranzo a base di riso bianco e legumi, servito in un grande secchio di plastica e consumato con loro tra i banchi di scuola.

“Questo mi ha fatto sentire a casa “: commenta Barbara – “mi guardavano, sorridevano e a turno si sedevano sulle mie ginocchia, come fossi una di loro “. Percorrendo le strade di Nairobi, accompagnata da file di panni stesi e un intenso odore di fumo del fuoco con cui si cucina, si vede gente che vive per strada, vende mais e cassava, mentre i bambini giocano e i ragazzi chiacchierano e scherzano tra di loro.

“Ho sempre sentito dire la frase che noi la povertà non sappiamo neanche cosa sia, però non avevo mai visto una situazione così! Tuttavia quello che mi ha colpito di più è la dignità con cui vivono e ci hanno accolto, ” dice Barbara. Il progetto Magnificat è nello slum di Mathare. Ci avventuriamo in stradine che diventano sempre più strette, recandoci a trovare la famiglia di Samuel, un bambino che frequenta la scuola, nato con una manina paralizzata. La casaè un buco di lamiera. Al centro un tavolo con un divano vecchio. Ci sono pentole, tovaglie, armadi e materassi, tutto accatastato insieme e coperto da teli, un ammasso di roba che bisogna togliere la notte per farsi spazio e poter dormire. “Conosco Silvester e Violet, che hanno avuto 12 figli. Lei è malata di diabete e lui ha perso il lavoro “. Racconta Barbara.

Qualche giorno prima uno dei loro figli più grandi, è tornato  con la moglie e il bambino piccolo, che ora vivono con loro. E’ appena arrivato anche un altro nipotino, che neanche sapevano di avere lasciato là dai genitori ancora giovani. Il bambino è triste, ha le croste in testa, è denutrito. Hanno chiesto se può essere inserito nel programma della scuola. Si vorrebbe poter offrire anche a lui il sostegno del progetto, accoglierli tutti questi bambini che hanno necessità , ma non ci sono abbastanza fondi. La crisi mondiale in atto da dieci anni porta innanzitutto una contrazione della solidarietà .

Per Barbara è un’esperienza unica che l’ha segnata: “Vedere questi bambini dove stanno, che riescono a mangiare, mi ha commosso ed ha dato un senso nuovo a quello che faccio “. Andrea ringrazia tutto lo staff: “siete una bella squadra e sento di farne parte anche io ” ed esorta a mantenere questa reciprocità : “La priorità per noi è partire dalla spiritualità e dai valori, che formano uomini nuovi affinchè in futuro i bambini possano aiutare le proprie comunità a svilupparsi “.

Alcuni dei rappresentanti del movimento dei Focolari in Kenya, Lily e Charles, hanno caldamente voluto l’incontro con i rappresentanti di AFN nel desiderio di far crescere quest’opera sociale, mettendo insieme le varie competenze che ci sono, risorse umane e professionali. Guardare insieme da vicino questa realtà ha dato nuova luce per andare avanti, dice Anna Lucia, “credendo nell’infinito amore di Dio per ogni bambino, la sua famiglia, e tutta la comunità in questo grande continente africano “. Le sfide ci sono e sono tantissime ma “insieme sappiamo che potremo fare miracoli e rovesciare la miseria in condizioni di dignità “.

Giovanna Pieroni

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