La mia famiglia, per sempre

A soli cinque anni, ha lasciato i suoi genitori biologici. Dopo varie vicissitudini, oggi Juan Carlos ha realizzato il suo sogno più grande. Nei locali del Bienestar Familiar, ecco l’atteso [...]

A soli cinque anni, ha lasciato i suoi genitori biologici. Dopo varie vicissitudini, oggi Juan Carlos ha realizzato il suo sogno più grande.

Nei locali del Bienestar Familiar, ecco l’atteso incontro con mamma e papà: Juan Carlos è radioso e si presenta con una maglietta nella quale aveva fatto stampare la foto con su scritto: “I miei genitori”. E’ un momento emozionante. «Quello che ci siamo detti – raccontano Mariano e Ginetta, arrivati a Medellìn, in Colombia, dopo un lungo viaggio e due-tre notti insonni – è stato mettersi nei panni di Juan Carlos che stava per fare un taglio netto con il suo Paese e con la sua vita fino ad allora».

La fase più delicata dell’incontro e della prima convivenza è affiancata dai referenti esteri di AFN, che conoscono la cultura del paese ed hanno le competenze necessarie per accompagnare l’inserimento graduale del bambino nel nuovo contesto familiare e sociale nel rispetto delle sue origini. «Siamo rimasti in Colombia un mese e mezzo, un periodo speciale in cui tutti eravamo concentrati a costruire le fondamenta di questo rapporto ed è stato importante» – continua Ginetta –. «La nostra storia di famiglia è complessa perché arriviamo da due esperienze matrimoniali diverse. Io sono rimasta vedova giovanissima con una figlia e Mariano ha avuto due figli da un precedente matrimonio. Adesso grandi. Il desiderio di genitorialità non mi aveva mai abbandonata.» Davanti alla possibilità dell’adozione, «c’erano tante paure – confida Mariano – perché uno si sente con le sue certezze e sotto sotto, il timore di andarsi a cercare i problemi. Eravamo davanti a un bivio: lanciarci in questa avventura oppure dedicarci a noi stessi, il lavoro, gli impegni. Abbiamo deciso di rimetterci in gioco e non sprecare un’occasione.»

Dagli occhi scuri e i capelli neri, pieno di vita e di iniziativa, Juan Carlos ha trovato una rielaborazione per la sua età, 12 anni, di quanto vissuto e i momenti traumatici sono ora abbastanza lontani. Aveva 5 anni quando è stato portato via dalla sua famiglia biologica. Nel suo Paese, i bambini abbandonati o tolti alle famiglie di origine per motivi vari, sono inseriti temporaneamente in famiglie sostitute, che cercano di prepararli all’adozione e dare loro un certo calore, tuttavia con il limite della provvisorietà.

Arrivato in Italia lo scorso aprile, Juan Carlos si è messo in un atteggiamento positivo nei confronti di un mondo nuovo, con dei ritmi diversi: «Non so se ce la farò a fare questa vita…» ha esordito una sera, mentre faceva i compiti appoggiata la testa al tavolo. «Dal canto suo lo sforzo è notevole, ma è pieno di risorse – spiega Mariano –. Ha una grande voglia di guardare avanti e di avere una famiglia. E che lo sia per sempre. Juan Carlos è un dono per noi, ogni tanto ci chiama e facciamo tutti e tre quello che lui definisce “l’abbraccio di famiglia”. Sono più le cose che abbiamo ricevuto rispetto a quelle che cerchiamo di dargli. Spesso qualcuno si complimenta con noi, però poi comunque le difficoltà non mancano. Per questo riteniamo molto utile il progetto di AFN “Famigliedicuore”», finanziato dalla Fondazione Banco di Napoli, a cui Ginetta collabora in prima linea anche in quanto consigliere comunale. Daniele Marrama, presidente della Fondazione, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, evidenzia il motivo che lo ha spinto a intervenire in questo settore: «Uno dei più gravi problemi che connota la nostra società è la disgregazione socio-umana. La cultura individualista ci porta a vedere l’altro come un limite alla nostra realizzazione. L’antidoto è l’investimento nella formazione e la famiglia è il luogo dove si impartisce l’educazione, il valore del sé, il rispetto dell’altro, la grammatica dei sentimenti».

«Ci auguriamo che questa esperienza possa ridare fiducia, – dice la psicologa Tomelleri – e far comprendere la risorsa che sono le famiglie. In un’Europa così  minacciata, esse hanno l’entusiasmo di progettare il futuro, vivono un’esperienza di intercultura già in atto, che non è frutto di un progetto economico e politico, ma della condivisione».■

Giovanna Pieroni

 

 

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