La morte di Luca Attanasio

La Repubblica Democratica del Congo. Le miniere. Lo sfruttamento. AFN, presente nella Repubblica Democratica del Congo da quasi vent’anni, con diversi progetti di cooperazione e sviluppo come il FOYER SOCIAL [...]

La Repubblica Democratica del Congo. Le miniere. Lo sfruttamento.

AFN, presente nella Repubblica Democratica del Congo da quasi vent’anni, con diversi progetti di cooperazione e sviluppo come il FOYER SOCIAL ed il PETITE FLAMME che comprende sette scuole ed un centro di formazione e sviluppo, si unisce al cordoglio per la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, rimasto ucciso il 22 febbraio scorso in un agguato terroristico, a soli 43 anni. Aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2006. Sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria ‘Mama Sofia’ a sostegno delle donne in Africa. Insieme erano genitori di tre bambine.

“In Congo parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio”, sosteneva Attanasio quando descriveva la complessità del paese dove svolgeva il ruolo di Ambasciatore per l’Italia.

Una situazione assai complicata quella della RDC. Un territorio sconfinato e ricchissimo. Tra i più ricchi dell’Africa centrale. Presenti considerevoli giacimenti di materie prime e gas, importanti miniere di Coltan, Cobalto, e Oro. Tutti elementi preziosi per l’economia occidentale e che hanno reso il Congo un territorio estremamente sfruttato, dove le multinazionali estere hanno un potere immenso.

A dispetto delle grandi risorse minerarie del paese questo trae un beneficio molto esiguo dal commercio internazionale delle stesse. La Federazione delle Industrie della RDC ha calcolato che nel 2016, l’attività estrattiva legata al cobalto, ha generato appena 88 milioni di dollari di introiti per lo Stato contro quasi 3 miliardi di guadagno per le multinazionali.

La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) produce più del cinquanta per cento del cobalto di tutto il mondo (64,3% vedi tabella) e circa il venticinque per cento di questo viene estratto a mano. Principalmente da bambini, che vengono sistematicamente uccisi o menomati mentre lavoravano nelle miniere.

Il cobalto è una sostanza utilizzata per alimentare smartphone, computer e batterie di auto elettriche.

In un contesto sociale di estrema povertà come quello in cui versa la popolazione della RDC i bambini sono “forzati dall’estrema povertà a lasciare la scuola per perseguire l’unica opzione economica nella loro regione: lavorare nelle miniere ‘artigianali’ di cobalto”. Vengono pagati meno di due dollari al giorno per estrarre il minerale da tunnel sotterranei piccolissimi e con strumenti di lavoro inadeguati.

L’ambasciatore e la sua scorta si trovavano nella zona di Kibumba, al confine tra la Repubblica Democratica del Congo ed i paesi limitrofi di Ruanda e Burundi, già teatro del sanguinoso genocidio della popolazione tutzi, avvenuto nel 1994 durante la rivolta del gruppo etnico degli Hutu. Rivolta che ha avuto strascichi e conseguenze anche per le popolazioni locali della RDC abitanti sul confine tra gli Stati. È inoltre molto forte nella zona la presenza di diversi gruppi armati, alcuni dei quali jihadisti, che rende tutto il territorio una immensa polveriera in cui il governo e le forze armate di Stato hanno gravi difficoltà di gestione e controllo.

Lorenzo Fiorillo

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