“Kharkiv non è mai stata così bella come il giorno prima della guerra”.

Dal sito della Caritas in Ucraina riportiamo una sintesi della storia di Agnia, che parla di Kharkiv, la sua città “Il mio nome è Agnia, sono una scrittrice di Kharkiv. La guerra [...]

Dal sito della Caritas in Ucraina riportiamo una sintesi della storia di Agnia, che parla di Kharkiv, la sua città

“Il mio nome è Agnia, sono una scrittrice di Kharkiv. La guerra in Ucraina è stata una sorpresa completa per me. La minaccia esisteva già da tempo, al confine, che si trova a soli 30 chilometri da qui. L’esercito con le sue intenzioni ostili si era già avvicinato. Abbiamo fatto i bagagli. Ho anche comprato 2 sacchi di farina e una scatola di pesce, non sapendo cosa aspettarci dai nostri vicini.

Ma le esplosioni del 24 febbraio alle 4 del mattino hanno sconcertato tutti. “È davvero una guerra?”, ci siamo chiesti, ancora pietrificati nei nostri letti”.

Con il dolore nel cuore, Agnia parla della sua città immediatamente prima dell’inizio della guerra:

“La nostra città non era mai stata così bella e vivace come il giorno prima della guerra. I parchi rinnovati, splendidi negozi, un nuovo zoo, istituti moderni e imprese tecnologiche, edifici moderni nel centro storico della città. Era una città europea, e in pochi giorni di guerra, tutto questo, che sono il nostro orgoglio e la nostra bellezza, sono stati rovinati spietatamente”.

Da subito i cittadini ucraini si sono dovuti rendere conto che quello che vivevano non era un incubo, ma la realtà. Sono stati costretti a cambiare le loro abitudini, riparare come possibile le loro case e trovare delle aree sicure dove rifugiarsi nei propri appartamenti.

Il cibo cominciava a scarseggiare, un giorno il padre di Agnia ha provato a chiedere a un passante dove si potesse trovare del pane e questi senza pensarci, ha tirato fuori una pagnotta e gliene ha dato un pezzo. Un gesto che ha molto colpito l’anziano, già sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale.

Anche i vicini hanno offerto soccorso ai genitori di Agnia con cibo, provviste e medicine ricevuti grazie agli aiuti umanitari e proponendo la loro cantina come rifugio sicuro.

Sempre in contatto con i suoi amici in diverse parti della città, Agnia cercava di tenere sotto controllo la situazione: “Abbiamo tracciato il tempo non secondo il calendario, ma con i giorni di guerra e con l’elenco delle distruzioni: il bombardamento dell’edificio del Consiglio dell’Oblast, il giorno seguente il bombardamento del Palazzo del Lavoro e del Municipio. Questi incidenti ci hanno tolto il fiato. Abbiamo assistito alla morte dei principali simboli della nostra città e del nostro paese.”

Nell’articolo Agnia racconta dei suoi momenti terribili, scanditi dagli allarmi e dalle azioni di guerra:

“Io e mia figlia una volta aspettammo l’ennesimo raid aereo nel corridoio, appoggiate al muro il più possibile. Ho cercato di calmarla e coprirla. Era come in un film dell’orrore. Le luci erano spente in giro. Avevamo solo una piccola lampadina. Abbiamo messo nastro adesivo sulle nostre finestre per proteggerci dal vetro frantumato. Abbiamo tappato tutte le fessure che potevamo vedere sulle nostre tende”.

Agnia racconta come tutto quello che le persone avevano costruito e raccolto per una vita sia crollato.

Ma la cosa principale- scrive – è salvare la gente, salvare la loro libertà e identità. Nei suoi testi, Agnia, ha sempre lottato contro la coercizione, il totalitarismo e la crudeltà. Per lei e per la sua famiglia, è assolutamente inaccettabile tornare al peggior modello del passato sovietico, dove le persone sono costrette a uniformarsi, facendosi tagliare le ali, lasciando morire la loro creatività, costrette a osannare e tradire, ingabbiate in una mentalità distorta, dalla nascita alla vecchiaia.

“Ho sempre teso alla riflessione e alla generalizzazione filosofica. Ma il mio lavoro creativo si è fermato di fronte alla catastrofe umanitaria in Ucraina, causata dall’invasione russa. Ho iniziato a comportarmi come il noto personaggio femminile di “Gone with the Wind”, dicendomi: Ci penserò domani”.

Ora, ospitata in un rifugio dalla Caritas-Spes, il peso nel petto di Agnia è diminuito ed è riuscita a tornare a scrivere, pensando a tutto quello che sta vivendo.

La foto e il testo integrale in inglese sono ripresi da ‘Our city had never been more beautiful than on the day before the war’, Agnia Bohun, a Kharkiv resident – (caritas-spes.org)

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