Le disuguaglianze ai tempi del Covid-19

In Italia e nel resto del mondo siamo impegnati a fronteggiare una delle più gravi crisi sanitarie degli ultimi tempi, ma non tutti vedono garantiti i propri diritti allo stesso [...]

In Italia e nel resto del mondo siamo impegnati a fronteggiare una delle più gravi crisi sanitarie degli ultimi tempi, ma non tutti vedono garantiti i propri diritti allo stesso modo.

 Da settimane ormai, in Italia come nel resto del mondo, siamo impegnati a fronteggiare un periodo di crisi dovuto alla diffusione del Covid-19, che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale, costringendoci a vivere in una situazione di limitazione delle nostre libertà alle quali eravamo abituati e che forse fin ora abbiamo dato tutti per scontate. In questo periodo di emergenza molti sono stati i provvedimenti che il governo ha varato per salvaguardare la salute dei cittadini e tutelare la maggior parte delle figure professionali sul territorio nazionale, ma, come in molti hanno sottolineato, i provvedimenti hanno lasciato in una zona grigia alcuni settori che fino a poco tempo fa affollavano la scena del dibattito pubblico, dividendo e alimentando gli scontri, come quello dei migranti. In qualche modo questo è inevitabile: lo stato di emergenza pone l’attenzione sulle questioni più urgenti, che in questo caso riguardano il sistema sanitario, tuttavia è necessario non dimenticare quanti si trovano in questo momento, in una situazione di vulnerabilità, quanti non hanno una casa dove restare al sicuro, e quanti non possono a rispettare le norme di sicurezza dettate dagli ultimi decreti, pur volendo.

Per questo motivo, alcune delle realtà attive in materia di migrazioni hanno redatto un documento per chiedere alle istituzioni soluzioni e misure concrete per sanare le criticità che interessano il sistema di accoglienza e in particolare quello dei richiedenti asilo. L’Italia è un Paese multiculturale: oltre cinque milioni di persone straniere ad oggi risiedono in territorio italiano e l’immigrazione ormai è un fenomeno strutturale e radicato. Nell’ottica della salute pubblica è quindi indispensabile discutere di provvedimenti che interessino chi, data la precarietà giuridica, lavorativa e alloggiativa, vive in una situazione di rischio. Molte delle strutture dedicate alla prima accoglienza, volute dal cd. decreto sicurezza n. 118/2018, ovvero i CAS, sono caratterizzate da grandi concentrazioni di persone, il che rende quasi impossibile il rispetto delle misure previste dal legislatore e che prevedono la distanza di sicurezza minima. Non solo. Pensiamo a quanti, sempre alla luce dei decreti sicurezza, non hanno visto rinnovato il proprio permesso di soggiorno, o non hanno ottenuto la protezione internazionale e di fatto vivono ai margini della società, senza nessun tipo di tutela o accesso alla sanità pubblica. Si chiede quindi un intervento di chiusura dei grossi centri di accoglienza straordinaria e di smistamento delle persone in un’accoglienza diffusa, che limiti il numero di persone all’interno delle strutture per tutelare la loro salute e quella di tutto il personale dell’accoglienza. Si chiede inoltre di consentire in questo periodo di emergenza l’accesso ai SIPROIMI (ex centri SPRAR) anche alle persone che ne sono escluse dai decreti sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo), così come ai senza fissa dimora o a coloro che vivono negli insediamenti informali rurali. Si chiede in sostanza di non dimenticare le persone svantaggiate.

Nei periodi di crisi, gli effetti delle disuguaglianze formali e sostanziali diventano più evidenti” si apre così il testo del documento portato all’attenzione delle istituzioni, impegniamoci a lavorare insieme per cambiare questa equazione.

di Anita Leonetti

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