Le storie e i progetti di AFNonlus

Intervista ad alcuni rappresentanti dell’associazione Il 30 per cento dei poveri sono bambini: quasi 10 milioni di loro muoiono prima di compiere 5 anni. In larga maggioranza per cause che [...]

Intervista ad alcuni rappresentanti dell’associazione

Il 30 per cento dei poveri sono bambini: quasi 10 milioni di loro muoiono prima di compiere 5 anni. In larga maggioranza per cause che potrebbero essere evitate. Molti di coloro che sopravvivono portano con sè le conseguenze delle privazioni sofferte: ritardi nello sviluppo psicofisico e vulnerabilità sociale. Nei Paesi del Sud del mondo, la situazioneè ancora più grave: uno su cinque non ha accesso all’acqua potabile; milioni non hanno mai frequentato la scuola. Altri in stato di abbandono continuano a permanere negli istituti. Dire che il quadro è desolante sembra davvero poco. Ma soprattutto, che possiamo fare?

Nel discorso di fondazione di Famiglie Nuove, nel 1967, Chiara Lubich esortava le famiglie a riportare al centro l’impegno dei due sposi ad amarsi a vicenda, come abbiamo sentito ieri, a rivolgersi a bambini e famiglie in difficoltà , a tutte le situazioni di marginalità . A svuotare gli orfanotrofi. Edè così che tante famiglie, da allora, hanno aperto cuore e casa a chi una famiglia non l’aveva, favorendo il rimarginarsi della spaccatura subita con l’abbandono. Nel corso del tempo sono sorte, nei diversi Paesi del mondo, associazioni che operano per il bene della famiglia. Tra queste Azione per Famiglie Nuove onlus (AFN) che opera dal 1998 secondo tre direttive:  Iniziative formative per le famiglie. · Adozioni internazionali· Cooperazione allo sviluppo.

D – Che tipo di progetti si portano avanti in questo ambito?

R – I nostri progetti rispondono a diverse necessità con particolare attenzione ai bambini e alle famiglie, sia in Italia che all’estero con l’approccio della comunione tipico della nostra spiritualità .In caso di emergenze, quali gravi stati di calamità , ci si attiva anche promuovendo campagne di raccolta tra i nostri sostenitori, per rispondere alle esigenze del primo periodo post-emergenza e/o intervenendo successivamente con progetti di supporto alla ripresa della vita delle comunità locali. In questo momento stiamo intervenendo per l’emergenza in Ecuador

D – L’associazione porta avanti progetti di supporto alle comunità locali, come si pone rispetto all’emergenza (che non può lasciarci indifferenti) riguardante quelle persone, soprattutto giovani, che da quelle comunità sono costretti a fuggire?

R – In questi anni abbiamo lavorato in diversi Paesi, da cui oggi provengono profughi e rifugiati che sbarcano quotidianamente in Europa alla ricerca di una via di fuga. Si tratta di un vero e proprio esodo, un fenomeno globale che sta crescendo edè ormai una priorità per la comunità internazionale.Gli ultimi dati sul fenomeno migratorio a livello mondiale, evidenziano come, negli ultimi tredici anni, siamo passati dagli iniziali 154 milioni di migranti agli attuali 232 milioni. In Italia, quello che preoccupa maggiormenteè la forte presenza di minori stranieri, arrivati senza famiglia: i ragazzi tra i 16 e i 18 anni sono l’80%.Diverse sono le storie dei minori migranti con cui siamo venuti in contatto. Peter, arrivato in Sicilia, su un barcone proveniente dall’Egitto aveva 16 anni. àˆ il secondo di quattro figli. Con grande impegno ha preso la licenza media, facendo tre anni in uno. Poco dopo il suo arrivo, alla domanda come ti trovi in Italia, Peter risponde cosà¬: “Mi trovo bene, ma con qualche difficoltà . Infatti vorrei lavorare, in comunità siamo di tante nazionalità diverse e non sempre i responsabili riescono a capire quello che abbiamo vissuto “. E alla domanda: “Che progetti hai per il tuo futuro? ” afferma: “Sono venuto per motivi di lavoro e andrಠdove potrಠlavorare “.Durante il periodo scolastico conosce alcune famiglie del Movimento dei Focolari, trova anche un lavoretto estivo in uno stabilimento balneare. Peterè un ragazzo pieno di risorse e si impegna per riscattarsi. I suoi buoni risultati nello studio, perà², non gli bastano. Decide di interrompere gli studi e trasferirsi a Milano, dove viene messo in contatto con altre famiglie del Movimento. Oggi ha 19 anni. Lavora in un ristorante edè integrato. Peter ce l’ha fatta e lo dimostra un post scritto da lui su Facebook nel quale ringrazia di cuore tutte le famiglie che lo hanno supportato.

D – L’emergenza migranti non puಠlasciarci indifferenti. Come avete fatto tesoro dell’ esperienza di accoglienza soprattutto di fronte a istanze sempre più numerose?

R – Un progetto, frutto di esperienze, come quelle che avete già sentito,è stato avviato a fine gennaio 2016, partendo proprio dalla Sicilia, meta di continui sbarchi. Abbiamo individuato tre ambiti di intervento per l’integrazione dei ragazzi:Formazione professionale e tirocini aziendali, accompagnamento all’inserimento lavorativoCorsi di alta formazione per gli operatori dell’accoglienza e per giovani mediatori culturali;E, ciò che ci riguarda maggiormente:Creazione di una rete nazionale di aziende e famiglie con nodi territoriali per l’accoglienza e l’accompagnamento all’inserimento socio-economico dei giovani coinvolti. Lo abbiamo chiamato “Fare Sistema Oltre l’Accoglienza ” per sottolineare due idee:Fare Sistema: vogliamo realizzare un “sistema ” di accoglienza e integrazione, con le competenze professionali necessarie, e non affrontare questo lavoro solo nell’emergenza e nell’improvvisazione. Siamo insieme ad altri partner, ognuno con la propria competenza e specificità .Oltre l’Accoglienza: vorremmo offrire a chi arriva l’opportunità di essere parte di una “famiglia sociale “, di essere parte attiva di rapporti di comunione, non solo essere ospitato temporaneamente in una comunità di accoglienza. Ognuno di noi puಠdare il proprio contributo, sperimentando diverse forme di accoglienza e sostegno all’integrazione di giovani o famiglie. Sul sito del progetto www.faresistemaoltrelaccoglienza.it potete mettervi in contatto con noi e se qualcuno fosse interessato a saperne di più ci vediamo al laboratorio di approfondimento del pomeriggio.

D – L’adozione contribuisce a diffondere la cultura dell’accoglienza. Papa Francesco nella recente Esortazione apostolica “Amoris Laetitia ” scrive: “coloro che affrontano la sfida di adottare in modo incondizionato e gratuito diventano mediazione dell’amore di Dio che afferma: “anche se tua madre ti dimenticasse, io non ti dimenticherಠmai. ” Come viene vissuta questa realtà dalle coppie e i bambini?

R – Le cose da dire sarebbero tantissime, ma vorremmo dare voce ai protagonisti di questo ‘innesto’ che hanno compiuto questo viaggio insieme a noi. Potremmo citare ad esempio Roberto e Tiziana, che ci scrivono: “Per diventare genitori adottivi non basta solo desiderare un figlio ardentemente (…) o dire “si ” (…), ma bisogna costruire uno spazio che ci permetta di avvolgere il bambino nelle nostre emozioni, (…), costruire per lui quasi una placenta di pensieri, che lo avvolga e lo protegga e che lo tenga al caldo dentro di noi facendolo crescere “.Questoè lo spazio del cuore. La stessa Chiara Lubich diceva che l’amore per i bambini in stato di abbandono, con vicende intessute di sofferenze e traumi,è la prima ed unica medicina. Favorire la costruzione di questo spazio ‘mentale’è quello che fa AFN insieme alla coppia, mettendo al centro il bambino, la sua storia, la sua identità da recuperare e il Paese da cui proviene.Una ragazza adottata ci scrive: “Un giorno mi dissero che avrei avuto una nuova famiglia. La prima reazione fu negativa perchè in un certo senso mi sentivo felice anche in quell’istituto. Ma quel giorno (…) dentro di me una voce mi incoraggiava a questa nuova avventura. (…) Dopo alcuni mesi (…) mi accorgevo sempre di più che la vita nella mia nuova famiglia era bellissima. Alcune volte mi venivano dei dubbi e un po’ di malinconia, perಠcon l’aiuto dei miei genitori li superavo. Oggi sono la più felice del mondo perchè ho tutto ciಠche una ragazza come me puಠdesiderare dalla vita: dei genitori splendidi, tanti amici e principalmente la serenità “.In storie come questa si capisce che l’amore generativo di una mamma e un papà sostituisce pian piano il senso di abbandono e consente al bambino di affrontare con fiducia e speranza il futuro.

D – L’adozioneè una scelta generosa quanto coraggiosa. Il termine, derivato dal latino ‘adoptio’, significa ‘innesto’, ossia “introdurre una parte viva in un’altra in modo che si congiungano armonicamente. In che modo si accompagna la coppia in questo percorso?

R – I futuri genitori non vengono lasciati da soli. Sostenere e accompagnare partendo dalla loro scelta adottivaè uno dei nostri specifici. Lo facciamo, nel pre e nel post-adozione, attraverso un personale specializzato nella formazione e dislocato in Italia con 6 sedi e all’estero in 6 Paesi. Stanno partendo alcuni progetti di ulteriore sostegno alla famiglia adottiva. Si chiama “Famigliedicuore “, nato ad Ascoli proprio dall’esigenza delle famiglie adottive e siè diffuso in Campania, in Lombardia e in nuce anche nel Lazio.Ma il vero, efficace e duraturo sostegno che la famiglia adottiva puಠavere nella sua vita quotidianaè la rete di famiglie che si crea intorno a loro e diventa parte fondamentale per ridare normalità all’eccezionale esperienza adottiva. Un famoso proverbio africano recita “per far crescere un bambino ci vuole un villaggio “. E’ qui che siamo chiamati in causa tutti noi come famiglie a generare comunità , viva e impegnata. Tante famiglie, anche nei paesi di origine dei bambini, sono coinvolte in questa rete per aiutare concretamente la nuova famiglia che si sta formando.Per avvicinarsi all’esperienza adottiva il primo passoè sentire proprio il paese del figlio. Mariapina e Angelo ci raccontano: “L’amore per questa terra tanto lontana (n.d.r. parlano del Vietnam) entra nella nostra vita, nelle nostre famiglie e coinvolge gli abitanti del nostro piccolo centro! avendo conosciuto tanti bambini negli istituti, cerchiamo di vivere anche per loro organizzando diverse attività di solidarietà . Sentiamo che attraverso i nostri figli allarghiamo lo sguardo sul mondo “.Il compito che abbiamoè favorire questo processo e cercare di mantenere uniti i due mondi, il mondo della coppia e quello del bambino; agevolare i primi momenti insieme, gestire le differenze in modo armonioso e farle emergere nel tempo e serenamente. Ad oggi 900 famiglie e 1030 bambini hanno compiuto con noi questo viaggio verso un mondo interculturale e aperto alla diversità .Per concludere: da una lettera di un ‘nostro’ bambino al referente di AFN in Brasile. E’ molto lunga ma solo due frasi: “Quando sono arrivato in Italia (…) l’unica cosa che non mancava lଠera la felicità , l’amore (…) ” e “Comunque ci rivedremo, chissà …magari verrಠio a trovarti… “. Questi due passaggi sembrano nulla, in realtà sono importantissimi. Lo spazio d’amore (di cui si parlava all’inizio)è in qualche modo compiuto: l’accoglienzaè realizzata ( “l’unica cosa che non mancava li era la felicità , l’amore “) e il bambinoè rasserenato con il suo passato, fino a fargli prevedere un ritorno nel suo Paese ( “chissà , magari verrಠio a trovarti “).

D – L’Adozione internazionale dà una risposta concreta al diritto di ogni bambino di crescere in una famiglia, ma fate qualcosa per offrire opportunità di sviluppo ai giovani nella propria terra?

R – Sono esemplificative tre storie. La prima, siamo a Kinshasa, otto milioni di abitanti, nella Repubblica Democratica del Congo. A partire da settembre fino a maggio, con la stagione delle piogge, le strade si trasformano in fiumi di fango. Le case sono fatte di materiale di riciclo, i tetti di lamiera. Si muore per una qualsiasi infezione. I bambini crescono per strada: “Quando ero piccolo, mio padre era in guerra, mia madre non aveva niente da darci per farci crescere. ” Dice Jean Paul Ngandu Masamuna, 31 anni e settimo di nove figli. “Dovevo lottare per la sopravvivenza. Il centro sociale Petite Flamme (Piccola Fiamma di Speranza) mi ha dato da mangiare e la possibilità di studiare. Oggi sono ingegnere. Amo vivere a Kinshasa, voglio restare e lavorare per il mio popolo congolese “.Dada, che ha avviato il progetto Petite Flamme nel 1996, spiega che sono partiti da zero: “E’ stato un lungo e difficile lavoro educarli uno ad uno al rispetto reciproco, ma abbiamo capito che prima di tutto bisognava amarli. ” Negli anni a seguire si sono aperti nuovi centri, siè ampliato il ciclo scolastico e siè esteso l’intervento ad adolescenti e famiglie, si sono aperte classi per bambini ciechi e sordomuti. Il progettoè ancora in evoluzione per rispondere alle continue e pressanti esigenze della popolazione, sostenuto da AFN e altri enti e Ong, e si prende cura di 2400 bambini e ragazzi.Un’altra storia, questa volta dal Messico: una signora della comunità indigena di Santa Cruz con cinque figli era rimasta di nuovo incinta. Mariella Garcia nostra referente in Messico ci racconta: “Le sue lacrime per il timore di non riuscire a sfamare il bambino ci commuovono, cosଠciè venuta una domanda: puಠla povertà impedire la nascita di questo bimbo? Alla quale abbiamo dato immediatamente una risposta: “non ti preoccupare, ci prenderemo noi cura di lui! “. Cosଠabbiamo fatto circolare la notizia tra i nostri sostenitori italiani. Subitoè arrivato l’impegno per un Sostegno a Distanza e una donazione straordinaria. Quando questa mamma ha ricevuto l’aiuto economico ha voluto sapere il nome di chi, da cosଠlontano, aveva pensato a lei ed al suo bambino e come ringraziamento gli ha dato il suo nome: Salvatore.Il centro dove opera Mariella si chiama Santa Maria nel comune di Acatzingo sperduto nella campagna a circa 200km da Città del Messico. C’ਠun’infermeria ed uno studio dentistico in cui un medico italiano – nostro sostenitore – passa le sue ferie un mese all’anno a curare gratuitamente i nostri bambini. 15 anni fa alcune insegnanti andavano di casa in casa per spiegare ai genitori l’importanza che l’istruzione poteva rivestire nella vita dei loro figli, da questo impegnoè nata la scuola che oggi ospita tanti bambini. Questa vasta azione umanitaria ha ricevuto l’encomio del Ministero del lavoro del Messico, che l’ha definita: “una scuola creatrice di uomini nuovi “.Voliamo a Manila nelle Filippine. Louie, diciassette anni e Tirso dodici, abitano in una stanza di legno, appesa sotto il ponte di un fiume: puಠcrollare in qualsiasi momento a causa del continuo passaggio di pesanti mezzi di trasporto. Durante la notte i fratelli vanno in giro a cercare oggetti da riciclare per un misero guadagno. Aiutati dal Centro sociale Bukas Palad (A mani aperte) hanno potuto trovare un alloggio dignitoso per la famiglia e la possibilità di studiare.

D – L’associazione Famiglie Nuoveè stata tra i primi enti in Italia a puntare sul sostegno a distanza. Chissà quanto tempo ci vorrebbe per raccontare tutte le storie…

R – L’esigenza venne sentita durante la guerra in Libano alla fine degli anni Settanta. Attualmente aiutiamo circa 12mila bambini e le loro famiglie, attraverso 98 progetti attivi in 51 Paesi del mondo, nei quali – grazie alla generosità di tante persone – sono attivi asili-nido, scuole di ogni grado, programmi alimentari, cure mediche e distribuzione di medicinali.Ma il sostegno a distanzaè un’occasione di crescita anche per chi dona… Ce lo testimonia Raffaele con la sua esperienza. “Carissimi cittadini, ” ha scritto in una lettera a tutte le famiglie del suo comune (Capanne in provincia di Pisa) “ci permettiamo di entrare nelle vostre case per risvegliare sentimenti personali. Con un piccolo gesto si puಠridare vita a chi non ha speranza. ” E’ l’inizio di una avventura che coinvolge famiglie e associazioni, e siè estesa anche ai comuni limitrofi. Attualmente vengono sostenuti 50 bambini del progetto ‘Santa Teresinha’ a Recife in Brasile. L’ufficio postale, la parrucchiera, la palestra, la banca, la macelleria fungono da punti di raccolta. Inoltre nascono: il premio nazionale di narrativa ‘Renato Fucini’; l’iniziativa “Degustazione e solidarietà ” grazie a ristoranti e produttori di vino; serate musicali. Tutto volto a raccogliere fondi ma in particolare a sensibilizzare le persone alla cultura del dare. Il frutto più bello di questa iniziativaè stato che la partecipazione di tante persone ad un unico grande progetto solidale le ha unite. Ora lo chiamano il paese ‘della solidarietà ’.La creatività puಠsuggerire mille modalità per donare secondo le proprie possibilità . Anche una semplice firma sulla denuncia dei redditi senza alcun costo con cui donare il 5xmilleè un modo per vivere la solidarietà , che nasce dal sentirsi parte della stessa famiglia umana.

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