Luoghi di gratuità

Il contributo delle famiglie alla crisi economica. Intervista al prof.  Luigino Bruni. Oggi si dice che per rimettere in moto l’economia bisogna rilanciare i consumi. E la solidarietà? Aprirsi alle [...]

Il contributo delle famiglie alla crisi economica. Intervista al prof.  Luigino Bruni.

Oggi si dice che per rimettere in moto l’economia bisogna rilanciare i consumi. E la solidarietà? Aprirsi alle necessità altrui è una scelta ancora possibile per le famiglie al centro della crisi economico-finanziaria? “Una famiglia che funziona consuma di meno, e crea più beni relazionali, di prossimità. Il fatto è che il sistema economico attuale ha bisogno di persone sole che consumano per riempire i rapporti che mancano con le merci dice il prof. Luigino Bruni, economista e coordinatore del progetto di Economia di Comunione (www.edc-online.org), con cui avviamo una riflessione sulla crisi economica e le relazioni familiari.

“La crisi ha più livelli, finanziario, economico, occupazionale, ma ha anche dei livelli meno visibili; ad esempio il livello di benessere che la gente ha in mente, spesso insostenibile e poi c’è una crisi dei rapporti tra le persone, una crisi di fiducia, dovuta ad una crescita sbagliata, eccessiva, finanziata col debito. C’è un’esagerata enfasi sulla produzione materiale e sulle merci. La crescita è anche la causa di questa crisi. Dovrebbero crescere soprattutto i beni  civili, relazionali, spirituali e i beni liberi, i beni comuni. Poi bisognerebbe spostare il centro dal consumo al lavoro, capire perché la persona lavora bene….  

Il valore della  gratuità si impara in famiglia. Perché è importante anche per l’economia, il lavoro e la vita civile?

La gratuità oggi è spesso associata al gratis, al gadget, allo sconto, in realtà è uno stile di vita che consiste nell’accostarsi agli altri, a se stesso, alla natura, alle cose non per usarli utilitaristicamente, ma per rispettarli e servirli. Dire gratuità significa riconoscere che un comportamento va fatto perché è buono in sé e non per la sua ricompensa.

La famiglia ha un ruolo importante perché se noi da giovani non impariamo questo e che una cosa va fatta bene perché c’è un valore intrinseco in essa che va rispettato – cioè, perché il letto fa rifatto bene? per l’incentivo, per la paghetta? No. Il letto va fatto bene perché va fatto bene; perché i compiti vanno fatti bene? addirittura c’è gente che oggi paga i figli per fare i compiti!…- voi capite che poi da adulti diventeremo dei pessimi lavoratori, perché il lavoro sarà una foto di quello che facciamo dentro casa.

 Cosa può fare la famiglia per l’economia?

Oggi c’è tanta vivacità nel mondo dell’economia sociale, dell’associazionismo, ci sono iniziative come i gruppi di acquisto solidale, il commercio equo, la finanza etica. Però c’è un protagonismo delle famiglie che deve arrivare anche all’ambito economico. Le famiglie dovrebbero essere più profetiche, più intraprendenti e più  insieme… dovrebbero far di tutto, anche assieme e anche politicamente per sconfiggere la miseria e l’indigenza di molte famiglie e scegliere una vita sobria e di comunione.

Se un ragazzo, se un uomo non si educa anche sotto l’aspetto economico, difficilmente lo si può educare sotto altri aspetti. La famiglia in questo momento in cui c’è una cultura che invade col consumo tutto, deve essere un luogo di resistenza da questo punto di vista . Luogo dove si vivono altri registri dello stare insieme: la reciprocità, la mutua assistenza e la solidarietà. Dove le persone sono educate alla cooperazione, alla fiducia, al senso civico, a guardare ai bisogni degli altri. Una famiglia così contribuisce all’economia offrendo capitale non meno prezioso di tecnologia e credito.

 Con ciliare i tempi della famiglia e quelli del lavoro non è facile…

 Oggi assistiamo ad una frattura in questo equilibrio. La festa non è capita dall’economia capitalistica per le stesse ragioni per le quali non comprende il vero dono, essendo una faccenda di gratuità. Se non c’è più il confine tra il lavoro e il non lavoro, tutto diventa lavoro, ti porti a casa il telefonino, l’iPhone, dopo un po’ di anni un soggetto che lavora full-time senza orari, limiti, perdendo contatto con la vita extra lavorativa, con la gratuità, con la famiglia, con gli amici, con la parrocchia, si diventa persone sfinite, che non servono più all’impresa e neanche alla  vita. La gente portata via dai luoghi della vita diventa anche dei pessimi lavoratori.

 Giovani in difficoltà a trovare la loro strada, su cosa devono puntare genitori ed educatori?

E’ un mondo che spegne il desiderio, perché tu hai tutto, sempre, da bambino, quando vuoi. Quando Benigni vinse il premio Oscar con “La vita è bella”, ricordando i tempi difficili della sua infanzia disse: ”Ringrazio i miei genitori per la povertà”, perché la povertà ti mette in cammino, ti fa muovere, ti fa alzare.

Quindi non colmiamo, non rispondiamo alle domande dei giovani con le merci, ma rispondiamo rilanciando la loro voglia di vita.

Un genitore, un educatore dovrebbe puntare a far venire fuori la ‘parte più bella che c’è in ogni persona: è quella presenza del divino che ti parla, ti spinge, che se tu l’ascolti diventi felice. Io ho capito per esperienza che la gente capisce chi è, quando c’è gratuità, quando c’è idealità. Lì capisci chi sei. Tu fiorisci quando vivi nei luoghi di gratuità.

 A cura di Giovanna Pieroni

 

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