Maternità adottiva

Essere mamma un mestiere che non si finisce mai di imparare ed è questa la bellezza e insieme il fascino di un'avventura senza pari che coinvolge in prima linea la [...]

Essere mamma un mestiere che non si finisce mai di imparare ed è questa la bellezza e insieme il fascino di un’avventura senza pari che coinvolge in prima linea la donna, anche per chi sceglie l’adozione, come ci racconta Lucia. Ed allora questo è il nostro augurio speciale nel giorno dedicato alla mamma proprio per loro, le donne della maternità adottiva, capaci di realizzare un legame di appartenenza reciproca con i nuovi arrivati: segno controcorrente dell’amore che dona con gioia, dimentico di sé.

“In un dialogo aperto tra noi abbiamo preso la decisione dell’adozione, essendo ben coscienti delle grandi responsabilità che questo comporta e rinunciando alle comodità che avremmo potuto avere diversamente – raccontano Lucia e Gerardo, sposati da 10 anni, che hanno già una figlia  –. La nostra intenzione non era di cercare un fratellino che non potevamo avere e neanche di colmare il vuoto di una paternità e maternità frustrata, per il solo diritto ad avere più figli. Avevamo solo il desiderio di amare un bambino che per circostanze varie non aveva ricevuto l’amore che c’è tra due sposi e genitori, amore che poi avrebbe avuto un riflesso su tutti gli aspetti della sua vita”.

Iniziano allora a chiedere quali fossero le procedure per l’adozione. C’era da aspettare del tempo, ma la coppia ritiene che così avrebbe potuto sistemare prima alcune cose che aveva in programma. Dopo un anno e mezzo ricevono la notizia che la pratica era conclusa.

“Quando abbiamo conosciuto il bambino, lo abbiamo subito sentito come un dono pensato per noi fin dalla sua nascita. E’ per questo motivo che gli demmo il nome Davide che significa ‘l’amato’. Iniziò un periodo di conoscenza con lui, durante il quale lo andavamo a trovare due o tre volte alla settimana. Poi lo portammo a casa. Aveva un anno e otto mesi, era allegro, curioso e un pochino timido: era facile abbracciarlo e tranquillizzarlo”.

Col passare del tempo ha iniziato ad esser più inquieto, curioso, impulsivo ed aggressivo. “Non mi piaceva che buttasse i giocattoli, li pestasse e se li mettesse in bocca. E’stato difficile: ci siamo dovuti  adattare alla sua presenza in casa e piano piano, con molta pazienza, siamo riusciti a insegnargli delle cose. A volte mi metto d’accordo con mio marito e l’altra figlia per amarlo da morire, nella certezza che tutto vince l’amore.”■

Giovanna Pieroni

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