Petite Flamme vince il premio per la “dignità umana Roland Berger” 2015.

"La questione dell’immigrazione, la necessità di fermare le stragi del mare, l’urgenza di iniziative politiche della comunità internazionale nella complessità della situazione politico economica culturale di certe regioni dell’Africa subsahariana [...]

“La questione dell’immigrazione, la necessità di fermare le stragi del mare, l’urgenza di iniziative politiche della comunità internazionale nella complessità della situazione politico economica culturale di certe regioni dell’Africa subsahariana e mediorientali al centro del dibattito svoltosi in occasione de “The Roland Berger HumanDignity Award “, il 29 aprile al Jewish Museum di Berlino, in livestream. All’evento ha partecipato il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, Romano Prodi, ex presidente Commissione europea, un rappresentante del Alto Commissariato per i profughi delle Nazioni Unite, giornalisti e membri di vari organismi umanitari.

Il premio è promosso dalla “Roland Berger Foundation ” che opera in Germania per il sostegno agli studenti meritevoli provenienti da situazioni svantaggiate e per la difesa dei diritti umani, riconoscendo gli sforzi di quanti si dedicano a difendere la dignità umana e lavorano per la tolleranza, l’integrazione e la pace. Il prestigioso riconoscimento 2015 è dedicato all’impegno per difendere la vita e la dignità dei rifugiati e prevenire le problematiche dell’immigrazione alle radici.

Tre i vincitori: la Dr.ssa Katrine Camilleri, avvocato maltese e direttrice del Jesuit Refugee Service a Malta , impegnata a sostenere i diritti delle persone rifugiate, visitandole nei centri di detenzione e consigliandole su questioni amministrative e giuridiche. La Dr.ssa Alganesc Fessaha, presidente NGO “Gandhi “, che offre assistenza umanitaria ai rifugiati africani, richiamando l’attenzione del mondo sul dramma dei profughi; Petite Flamme, organizzazione dei Focolari in Congo, che offre a tanti ragazzi la possibilità di costruirsi un futuro nel paese d’origine, senza la necessità di dover emigrare.

“Ero uno dei bambini del Petite Flamme, la scuola mi ha messo in condizione di realizzare qualcosa nella vita. ” Ha detto in un video proiettato durante la cerimonia Trèsor, 29 anni, attualmente studente di matematica al College nazionale: “Quando ero piccolo mio padre era in guerra, mia madre non aveva niente da darci per farci crescere. ” Dice Jean Paul Ngandu Masamuna, 31 anni e settimo di nove figli, oggi ingegnere. “Dovevo lottare per la sopravvivenza. Petite Flamme mi ha dato da mangiare e la possibilità di studiare, i miei amici sono andati in Europa, ma ogni volta che parlo con loro mi dicono che non hanno nulla , sono senza lavoro, non hanno i documenti e la libertà che ho io, i loro sogni non si sono realizzati. Amo vivere a Kinshasa con il mio popolo congolese , voglio restare e lavorare in Africa per salvare la vita di molte persone che soffrono “.

Hanno ritirato il premio per il Petite Flamme Monika-Maria Wolff che ha avviato il progetto e Dada Diambu che, insieme a Odon Makela , coordina il progetto sul posto, supportati da un team locale di dirigenti scolastici e da un comitato di responsabili per l’amministrazione. “Tutto è iniziato con un’idea di Chiara Lubich, quando, la difficile situazione in cui si trovano molti bambini in tutto il mondo, ha ispirato il progetto di “sostegno a distanza ” di Famiglie Nuove AFNonlus.

Nello specifico Petite Flamme nasce nel 1996 per dare istruzione ad alcuni bambini di Ndolo, un quartiere di Kinshasa con una situazione di estrema povertà . Ci si rende subito conto che i 25 bambini sono malnutriti per cui la priorità diventa un pasto caldo e le cure mediche necessarie. “All’inizio nonè stato facile ” ricorda Dada “siamo partiti da zero: questi bambini erano senza educazione, istruzione e litigavano continuamente, facevano quello che volevano. E’ stato un lungo e difficile lavoro educarli uno ad uno al rispetto reciproco. Soprattutto abbiamo capito che prima di tutto bisognava amarli. ”

Negli anni a seguire si aprono nuovi centri, si amplia il ciclo scolastico e si estende l’intervento ad adolescenti e famiglie, si aprono classi per bambini ciechi e sordomuti. In seguito, si inizia anche l’esperienza del “doposcuola sotto l’albero “: 14 classi sotto 14 alberi in mancanza di altre strutture. La maggioranza delle sedi del progetto, attualmente in evoluzione per rispondere alle continue e pressanti esigenze della popolazione, si trovano nei quartieri più disagiati della periferia di Kinshasa e poi a Idiofa, nel Bandundu a 750 km dalla capitale, a Kisandu nel Bas-Kongo, a Kikwit. Il progetto viene sostenuto da diversi enti e Ong e dall’Associazione per Famiglie Nuove onlus, che assicura educazione, assistenza sanitaria, nutrizione, a 2400 bambini e ragazzi aiutandoli a diventare personalità libere e indipendenti, attraverso una formazione umana e accademica, perchè possano uscire dalla miseria ed essere in grado di costruire una vita dignitosa per se stessi e per la comunità .

Il video della diretta streaming

Print Friendly, PDF & Email
I Nostri Numeri
News
Eventi
Facebook
 

Twitter
YouTube

 

Segui AFN Onlus anche grazie al nostro canale Youtube. Video aggiornati su di noi e le nostre inziative
Vai al nostro canale Youtube