Fare sistema a Firenze

Luogo naturale dell’accoglienza e della solidarietà, la famiglia alle volte corre il rischio di chiudersi nelle mura di casa, mostrandosi  più fragile,  vittima delle sue stesse dinamiche o incerta davanti [...]

Luogo naturale dell’accoglienza e della solidarietà, la famiglia alle volte corre il rischio di chiudersi nelle mura di casa, mostrandosi  più fragile,  vittima delle sue stesse dinamiche o incerta davanti alle difficoltà della vita. Mettendosi in rete, la prima cellula della società si rigenera e diventa più capace di districarsi in situazioni complesse che riguardano il quotidiano e questioni di urgenza sociale.

Un barcone di migranti
ANSA / ETTORE FERRARI

Il tema delle migrazioni, ad esempio è una problematica che ci riguarda da vicino e per la quale la famiglia può avere un ruolo fondamentale. I minori che arrivano in numero crescente sulle nostre coste, senza l’accompagnamento di un adulto, sono protetti dalla legge italiana, ma sono soggetti vulnerabili perché non hanno alle spalle una famiglia che possa guidarli.  Quello che cerca di realizzare il progetto“Fare sistema oltre l’accoglienza” è di favorire  la creazione di una rete nazionale di tutti gli attori sociali, dalle aziende, alle istituzioni, alle famiglie. Queste ultime hanno una funzione particolare perché offrono calore, affetto, fiducia, diventando punti di riferimento importanti per sostenere i ragazzi nel loro inserimento socio-lavorativo. Grazie a loro più di trenta giovani, dopo aver frequentato un corso di avviamento professionale, hanno potuto svolgere  tirocini e stage presso aziende in tutta Italia. Qualcuno di questi è stato assunto, altri hanno avuto accesso a periodi di prova con la prospettiva di un inserimento lavorativo ed  hanno potuto beneficiare di quel calore che solo una famiglia è in grado di dare. Anche i nuclei familiari che hanno accolto hanno potuto beneficiare di un’esperienza arricchente  e in molti casi è rimasto un legame tra la famiglia e il ragazzo.

Il progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”  è stato ufficialmente presentato anche a Firenze il venerdì 20 ottobre presso la sala Teatina. Finanziato dal F.A.M.I.(Fondo Asilo Migrazione Integrazione)  e vede l’Associazione Volontari del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira – ONLUS nel ruolo di capofila, insieme ad altri  partner istituzionali (Comune di Massa, Comune di Firenze, Comune di Chiaramonte Gulfi, Comune di Comiso, Comune di Marsala, Comune di Vittoria) e realtà associative (Associazione Casa Betania – ONLUS, Associazione Azione per Famiglie Nuove – ONLUS, Associazione Azione per un Mondo Unito – ONLUS, FO.CO Società Cooperativa), ubicati in tre diverse regioni (Toscana, Lazio e Sicilia).

La presentazione si è aperta con il saluto entusiasta del Presidente, prof. Marco Salvatori, che ha dato il benvenuto alle persone presenti. “L’aumento dei flussi migratori e le difficoltà di gestione che questo ha comportato” – ha spiegato il direttore, Maurizio Certini – “hanno spinto molti paesi comunitari a rivedere le politiche di accoglienza e riconoscimento delle comunità straniere, spesso cedendo alle pressioni delle destre estreme, capaci di acquistare sempre maggiore consenso presso ampie fasce dell’opinione pubblica europea. Di fronte a un sentimento di paura diffuso, che non di rado si traduce in atteggiamenti xenofobi, non si può rimanere indifferenti. Occorre recuperare quel modello di società interculturale che emerge dai principi della nostra Costituzione: un modello dialogico, che si realizza solo attraverso l’incontro personale con l’altro.”

Fare sistema significa, dunque, chiamare in causa tutti gli attori presenti sul territorio affinché tale incontro diventi possibile. Lo ha illustrato nel dettaglio il coordinatore di questo progetto biennale, Dott. Amilcare Pesce: “Il nostro obiettivo è quello di avviare percorsi di autonomia e integrazione personalizzati per settanta giovani tra i 18 e i 30 anni, rifugiati e richiedenti asilo in fuoriuscita dal sistema di protezione internazionale. Oltre a sostenerli nelle loro necessità immediate, per esempio stanziando dei fondi per il sostegno abitativo, siamo convinti sia fondamentale intervenire in una logica di rete, coinvolgendo aziende, operatori e soprattutto famiglie per provare a dar vita a una comunità che sia realmente inclusiva.” A una prima fase di promozione del progetto e sensibilizzazione del territorio, seguirà tutta una serie di attività, dai corsi di lingua italiana all’organizzazione di giornate sui temi del lavoro e della cittadinanza, pensate per rispondere alle carenze e ai bisogni specifici dei destinatari.

“Una risposta reale a una situazione di fatto,” – ha commentato padre Alessandro Bedin, direttore dell’Ufficio Migrantes, nell’intervento che ha chiuso la presentazione – “un progetto che offre un’alternativa a ragazzi che, una volta fuori dal circuito Sprar, sempre più spesso finiscono per perdersi nel ‘sottobosco’ del lavoro nero, dei traffici illeciti, della criminalità organizzata.”■

Giovanna Pieroni

 

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