Storia di un’adozione

Eccoci qui. Siamo Silvio e Daniela, genitori di Roberto, un ragazzo meraviglioso che più che ricevere ci dona la gioia di poter vivere in pieno questo nostro ruolo. L’adozione, in [...]

Eccoci qui. Siamo Silvio e Daniela, genitori di Roberto, un ragazzo meraviglioso che più che ricevere ci dona la gioia di poter vivere in pieno questo nostro ruolo.

L’adozione, in effetti, consiste in un patto reciproco in cui ci si “adotta” a vicenda. Da una parte i coniugi desiderosi di completare la propria famiglia con l’arrivo di un figlio, dall’altra quest’ultimo che necessita delle figure parentali per crescere sano e nell’interezza del suo essere.

È vero, il percorso presenta tante difficoltà, ma quel che conta è la ferrea volontà di raggiungere il risultato finale: la gioia di un abbraccio, di tanti baci e delle parole pronunciate verso Mamma e Papà. Il focolare domestico è cosi completo. Un gesto d’amore, l’adozione che ha realizzato il desiderio di completarci.

Gli imprevisti e le lungaggini burocratiche non hanno ostacolato il voler raggiungere il nostro obiettivo, anzi hanno rafforzato la nostra volontà. In qualità di madre ho vissuto in pieno la mia particolare “gravidanza”. Il momento del “parto” ha visto me e mio marito felici di scoprire lo sguardo attento e curioso di quel bambino di otto anni che, allontanandosi dal televisore, ci veniva incontro porgendoci la mano per iniziare un nuovo percorso familiare.

La prima volta, in albergo, l’abbiamo trascorsa senza dormire: il nostro bambino era un piccolo “pappagallo” che ripeteva, senza conoscerne il significato, alcune nostre frasi. Come coppia abbiamo deciso di vivere intensamente il più tempo possibile accanto a lui, nel suo Paese d’origine, al fine di conoscere le sue abitudini, i suoi usi e costumi, i suoi tratti caratteriali e rispondere cosi alle sue esigenze e alle sue aspirazioni.

I due mesi, prima di averlo a casa nostra, sono trascorsi velocemente e sono stati di fondamentale importanza per rafforzare il legame affettivo e, soprattutto, perché egli potesse acquisire la nostra lingua come noi, in minima parte, la sua. Sin dal primo momento nostro figlio si è integrato senza difficoltà e il rapporto con la scuola non è stato traumatico grazie a scelte ponderate ed ad  un gruppo di insegnanti veramente bravi e sensibili.

Adesso non è più tra i banchi, ma all’Università; studia con successo Informatica in quanto sin da piccolo avevo dimostrato interesse verso l’uso del computer. Le sue scelte non sono mai state ostacolate e noi, in qualità di genitori, continuiamo ad essere punto di riferimento per una crescita equilibrata. In base alla nostra esperienza invitiamo tante coppie ad intraprendere la via dell’adozione senza titubanze, ma con tenacia e convinzione.

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