Sud Africa, ‘The Bridge’: “la necessità più immediata è l’alimentazione”.

Era il 25 maggio del 1963 quando i leader di 30 dei 32 stati indipendenti del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba in Etiopia, dando vita all'Organizzazione dell’Unità Africana, [...]

Era il 25 maggio del 1963 quando i leader di 30 dei 32 stati indipendenti del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba in Etiopia, dando vita all’Organizzazione dell’Unità Africana, poi Unione africana. Numerose le sfide da affrontare in campo politico, economico, sociale e per la salvaguardia dei diritti fondamentali. Tra questi, il diritto di accesso universale alla salute, oggi ulteriormente minacciato a causa della pandemia da Covid19.

Tra i paesi africani  maggiormente colpiti dall’emergenza Covid19, è il Sudafrica. La situazione è drammatica, in particolar modo per quanti vivono nelle baraccopoli. Con  la quarantena, le persone abituate ogni giorno a uscire per procurarsi il cibo si sono ritrovate senza alcun sostentamento. Il governo sta cercando di bilanciare la necessità di frenare la diffusione del virus puntando a ridurre al minimo le difficoltà economiche. Il Sudafrica, uno dei paesi più diseguali al mondo con un tasso di disoccupazione che è già al 27%, rischia sempre di più il collasso. Il presidente Cyril Ramaphosa, annunciando l’allentamento delle restrizioni dal primo giugno, ha detto che la pandemia di Covid-19 nel Paese peggiorerà, aggiungendo che un terzo degli oltre 22.000 casi registrati in Sudafrica sono dell’ultima settimana.

A  Bonita Park, quartiere di Hartswater, cittadina agricola che conta circa 10.000 abitanti, il progetto “The Bridge” di AFN opera  a supporto della scolarizzazione di bambini e ragazzi.  Esso mira a  contrastare le forme di diseguaglianze su  base razziale dal momento che persistono tuttora gli effetti negativi ereditati dal regime dell’Apartheid soprattutto in ambito educativo. Numerose le attività proposte dal progetto, sospese per arginare il rischio della diffusione della pandemia, come  le lezioni  di rafforzamento delle materie carenti (matematica e lingua inglese), attività di doposcuola, laboratori di formazione umana ed educazione alla pace, formazione all’igiene personale e alla nutrizione. “La scuola garantisce ai ragazzi un pasto giornaliero che ora viene a mancare e questo  aggrava le situazioni familiari. – Ci scrive la referente del progetto. – L’insegnamento online va avanti, ma la grande maggioranza della popolazione non ha accesso ad internet”.

La settimana prima della quarantena è stato organizzato  con l’aiuto di esperti, un corso per educare i ragazzi e le loro famiglie. Sono stati forniti disinfettanti perché non sempre hanno acqua potabile. Ora la necessità più immediata per loro è naturalmente l’alimentazione. “Ci siamo messi d’accordo con un supermercato per acquistare bonus alimentari da distribuire alle famiglie particolarmente bisognose almeno finché l’assistenza dello stato non arriva a tutti.   – Continua la referente. – Le misure di contenimento  della pandemia sono state prese tempestivamente. Tuttavia, questo  non impedisce l’affiorare di gravi problemi  causati in parte dal lockdown nelle comunità meno adagiate dove il pane quotidiano viene guadagnato tramite lavori occasionali o informali. Si sono verificati per questo diversi episodi di saccheggi a super mercati e camion portatori di pacchi alimentari per le popolazioni più carenti. La tensione continua a salire, per cui è stato attivato l’esercito per mantenere l’ordine pubblico”.

Con l’aiuto della tua solidarietà è possibile continuare a sostenere i bambini e le famiglie del progetto in questo momento particolarmente difficile. #NessunoResstaIndietro.

Print Friendly, PDF & Email
I Nostri Numeri
News
Appelli
Eventi
Facebook
 

Twitter
YouTube

 

Segui AFN Onlus anche grazie al nostro canale Youtube. Video aggiornati su di noi e le nostre inziative
Vai al nostro canale Youtube