Una regolarizzazione di buon senso

Regolarizzare migranti e richiedenti asilo in questo periodo di emergenza sanitaria è una scelta che richiama le norme costituzionali del nostro Paese. L’articolo 3 della Costituzione italiana considera tutte le [...]

Regolarizzare migranti e richiedenti asilo in questo periodo di emergenza sanitaria è una scelta che richiama le norme costituzionali del nostro Paese.

L’articolo 3 della Costituzione italiana considera tutte le persone “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, sancendo così il principio di uguaglianza formale e sostanziale e conferendo allo Stato il compito di rimuovere ogni ostacolo che limiti le libertà personali e il pieno sviluppo della persona.

È proprio dalle norme costituzionali che parte la riflessione dell’ASGI e di altre associazioni e privati cittadini sulla questione della regolarizzazione dei migranti e richiedenti asilo in questo periodo di emergenza sanitaria. Nelle ultime settimane si è portato avanti un dibattito e una importante riflessione politica al riguardo, culminata nella proposta della Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, su una regolarizzazione strettamente legata ai settori lavorativi, in particolar modo se si pensa a chi presta servizio nel campo dell’agricoltura, pesca, assistenza domestica, categorie finora escluse da ogni ammortizzatore sociale, per giungere ad un totale di 600mila persone. Pur riconoscendo in questa risposta un significativo passo avanti all’insegna del rispetto dei diritti umani, l’ASGI insieme a molte associazioni e singoli cittadini, il 22 Aprile ha avanzato una proposta che non seleziona i/le migranti sulla base del mercato del lavoro del nostro Paese, ma che intende dare visibilità giuridica e dignità alle centinaia di migliaia di persone che vivono in Italia senza permesso di soggiorno o con permessi precari e che sono per questo maggiormente esposti a sfruttamento ed emarginazione. L’esigenza di estendere a tutti i migranti, a prescindere dalla situazione lavorativa, il permesso di soggiorno temporaneo appare fondamentale soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria, proprio per garantire l’accesso alle cure e al Sistema sanitario nazionale a tutti indistintamente. Questo anche nell’interesse della comunità e della prevenzione di nuovi possibili focolai dell’epidemia. La proposta avanza una duplice possibilità: la richiesta di un permesso di soggiorno per “ricerca occupazione” con durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare, con sospensione dei procedimenti penali, amministrativi e fiscali in capo al datore di lavoro, fino all’esito del procedimento e loro estinzione in caso di definizione positiva, con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale e convertibile alle condizioni di legge.

Svincolare la regolarizzazione dal contratto di lavoro sembra essere una risposta in linea con le disposizioni Europee, infatti Anche la Commissione europea afferma che, nell’ipotesi in cui i rimpatri non possano essere effettuati “gli Stati membri dispongono di un ampio potere discrezionale per concedere il permesso di soggiorno o altra autorizzazione così da riconoscere ai migranti irregolari il diritto di soggiornare per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura, a norma dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2008/115/CE (“direttiva rimpatri”).” (“Covid-19: linee guida sull’attuazione delle disposizioni dell’UE nel settore delle procedure di asilo e di rimpatrio e sul reinsediamento – (2020/C 126/02)” pag. 12, pubblicazione del 17.4.2020).

Un altro fattore da tenere in considerazione per far uscire dall’invisibilità molti dei lavoratori e lavoratrici che prestano servizi in nero, soprattutto nel campo dell’agricoltura, riguarda la situazione dei ghetti e tendopoli disseminati in diversi territori italiani. Le condizioni in cui versano questi conglomerati abitativi, in zone rurali, sono tristemente note e non rispettano neanche lontanamente le più banali norme di igiene, distanziamento sociale e sicurezza, costringendo migliaia di persone a vivere in situazioni ai limiti della dignità umana. È necessario che entri nel dibattito politico anche questo aspetto, fin ora ignorato, per portare avanti un’azione strutturata ed efficacie di contrasto al caporalato e allo sfruttamento.

Per firmare la proposta avanzata da ASGI insieme a molte associazioni e cittadini clicca sul link :

Anita Leonetti

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